La Lega spara a salve
Di Giuseppe Morello
“Umberto Bossi dice che ci sono milioni di persone con le armi pronte a lottare per la Padania? Io sono uno di quelli". Bum! Alle parole di Maurilio Canton, neosegretario provinciale della Lega a Varese, stiamo tutti tremando di paura.
Tra cerchi magici, maroniani e altri rivoli correntizi, il Carroccio è nel marasma, alle prese con una lotta intestina che, in un partito di fatto staliniano come la Lega, non riesce mai a diventare dibattito aperto e trasparente (come paradossalmente sta accadendo persino nel Pdl), ma finisce sempre soffocata in mugugni, malumori o sfoghi a Radio Padania.
Conscio delle lacerazioni interne, Bossi spera di ricompattare la truppa con il ritorno alle origini, al mito fondativo, con l’evocazione della Padania, l’imminenza della secessione, il popolo in armi, le baionette, ma in realtà il Senatur spara a salve. Un tempo quelle frasi suonavano minacciose, ora sono solo patetiche, come le stanche e imbelli minacce di un vecchio pugile in pensione che promette botte da orbi ma non spaventa più nessuno.
A confermare che si tratti di vuoti slogan è lo stesso Canton quando sprezzante del ridicolo precisa: “Non siamo un partito di terroristi e guerrafondai, ma di pacifici militanti che quando manifestano, anche a Roma, non hanno mai spaccato una vetrina o incendiato una macchina o fatto un incidente con la polizia”. Figurarsi se facciamo sul serio la secessione, avrebbe dovuto aggiungere.
Tra l’altro Canton, che si dice pronto a prendere le armi per l’attacco al cuore dello Stato, non si è accorto che tra ministri, parlamentari, sindaci e presidenti di regione, il cuore dello Stato (o per lo meno qualche suo ventricolo) è proprio il suo partito.


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