La Chiesa russa sta con Putin: "Non protestate"

Per qualcuno fa troppo freddo per protestare, per qualcun altro è meglio chiudersi in un monastero a pregare. Le autorità russe stanno cercando di scoraggiare con ogni mezzo gli avversari di Vladimir Putin, che sabato - con il termometro sotto i 20 gradi - scendono in piazza per protestare contro i brogli alle legislative dello scorso 4 dicembre e l'esclusione di diversi candidati alle presidenziali del 4 marzo, dove Putin è il favorito. In particolare il Patriarca ortodosso Kirill - nonostante sinora la posizione della chiesa non sia stata lontana dalle proteste - nell'omelia di ieri ha detto che non è nei costumi dei credenti ortodossi manifestare per le strade. Gli ortodossi "pregano a casa, nei monasteri e nelle celle dei monaci", ha detto nella Cattedrale di Cristo Salvatore. "Gli ortodossi sono preoccupati per quanto sta accadendo al nostro popolo, tracciando un parallelo con l'immoralità pre-rivoluzionaria, con il caos e la distruzione del paese nel 1990" ha aggiunto. Il patriarca si riferiva agli eventi più importanti degli anni 1990 che hanno preceduto la caduta dell'URSS.
Un altro che mette in guarda dal 'pericolo' rappresentato dalle manifestazioni è il capo dell'Authority sanitaria russa Gennady Onishchenko ha detto che "consiglia categoricamente di non prendere parte a queste marce" dell'opposizione nel centro di Mosca, ma anche di quella a favore del premier e candidato al Cremlino. Al fine di resistere più di un'ora per quel tipo di condizioni atmosferiche previste per sabato (intorno ai 20-25 gradi sotto lo zero) i manifestanti avrebbero bisogno di vestirsi in un modo a cui sono abituati, compreso l'utilizzo di scarpe e calzini caldi "che nessuno indossa", soprattutto tra i giovani, ha detto Onishchenko. Ma neppure gli anziani perchè "le loro risorse di adattamento sono state esaurite nel corso di tutta la loro vita". Insomma questione di calze o di rughe.
Ignorando queste avvertenze e sfidando il freddo, gli attivisti dell'opposizione distribuiscono stasera all'uscita delle stazioni della metropolitana volantini, con l'invito ad unirsi alla marcia di sabato. Lo scopo è quello di informare quante più persone, visto che la televisione pubblica non ne parla molto. Tuttavia qualcuno non potrà andare, e non perchè fa freddo o per motivi religiosi: insegnanti e manager di aziende pubbliche si sono lamentati di essere costretti a partecipare alla manifestazione pro-Putin. L'editore della rivista di opposizione New Times, Ilya Barabanov ha pubblicato nel suo blog una lettera inviata da un dipendente della banca statale Sberbank che chiede ai funzionari dell'istituzione di "organizzare la partecipazione" dei loro subordinati alla manifestazione parallela pro Putin.
Alla partecipazione - ma sul fronte dell'opposizione - chiama anche l'ex patron di Yukos Mikhail Khodorkovsky, considerato uno dei più acerrimi nemici di Vladimir Putin, replica a Boris Berezovsky, il magnate in esilio che ha chiesto ai candidati al Cremlino di ritirarsi, per lasciare Putin unico in corsa e sconfessarlo. Khodorkovsky non è d'accordo con lui. Putin al secondo turno è tutt'un altro Putin, dice. "Il rifiuto a partecipare al voto sarebbe un errore: la gente ha assaggiato il guasto delle elezioni" aggiunge secondo il suo ufficio stampa.
Khodorkovsky vede nelle polemiche relative ai brogli delle legislative dello scorso 4 dicembre un punto di svolta per il tradizionalmente pigro elettorato russo. E tutti coloro che hanno capito l'importanza della partecipazione alle elezioni del 4 marzo, non devono solo "esservi chiamati", ma "trascinati" a votare gente che considerano più vicina a sè. "Putin al primo turno è la politica dello stato di polizia e domani la rivoluzione. Putin al secondo turno è invece una possibilità per la realizzare l'energia necessaria al cambiamento". Anche lui comunque, in carcere dal 2003, non andrà alla manifestazione dell'opposizione. Ma per motivi pratici più che per il freddo.


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