Iraq/ Arrestati 50 funzionari dell'Interno: volevano far tornare al potere il Baath del Raìs
E' salito ad almeno una cinquantina il numero complessivo dei funzionari del ministero dell'Interno iracheno arrestati negli ultimi tre giorni per presunto coinvolgimento in un complotto finalizzato a compiere un colpo di stato: lo hanno reso noto fonti delle forze di sicurezza di Baghdad, che hanno peraltro preteso l'anonimato, implicitamente confermando le indiscrezioni pubblicate sul quotidiano 'The New York Times'. "Cinquanta dipendenti civili del ministero dell'Interno, compresi alcuni dirigenti, sono stati arrestati per aver cercato di rovesciare il governo del primo ministro Nouri al-Maliki", hanno dichiarato le fonti. 
Saddam Hussein
"Lavoravano per 'al-Awda'", hanno aggiunto: si tratta di un gruppo "clandestino" la cui denominazione in lingua araba significa emblematicamente 'il Ritorno', e che "operava per riportare al potere il Baath", vale a dire l'ex partito unico che spadroneggiava ai tempi del defunto dittatore Saddam Hussein, il quale ne era altresì il leader. Tra coloro che sono finiti in carcere ci sono anche quattro generali; compresi Ahmed Abu Raqeef, direttore del dipartimento ministeriale per gli Affari Interni, e il comandante di un'unità della polizia stradale. Molti agenti di quest'ultima sarebbero finiti in manette: un particolare che suscita qualche dubbio sull'effettiva minaccia di un golpe.
Gli arresti sarebbero comunque stati effettuati da specialisti delle unità anti-terrorismo, un corpo scelto posto direttamente agli ordini del premier Maliki, uno sciita moderato. Gli affiliati al movimento filo-baathista, in particolare, avrebbero versato tangenti per essere assunti presso il dicastero e, nel corso della retata, gli agenti dell'anti-terrorismo avrebbero scoperto nelle rispettive abitazioni o uffici ingenti somme di denaro, che sono state confiscate.
Le fonti hanno ribadito che è possibile si proceda a ulteriori arresti nell'ambito della medesima inchiesta; quest'ultima ha fatto seguito alla promulgazione di una legge, qualche mese fa, che ha riammesso gli ex membri del Baath nei pubblici uffici, ponendo fine alla 'purga' attuata dopo il rovesciamento del regime di Saddam al fine di ricomporre le profonde divisioni che ne erano derivate all'interno della società irachena, e che hanno tra l'altro fortemente alimentato l'insurrezione anti-americana. Maliki è tuttavia accusato a vario titolo di connivenza nelle persecuzioni ai danni degli avversari politici, in particolare di esponenti della minoranza sunnita. Più volte in passato ai vertici sciiti è stata imputata quanto meno tolleranza nei confronti di veri e propri 'squadroni della morte' costituiti da correligionari estremisti.



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