Iraq, bombe fanno strage di sciiti

L'Iraq senza truppe americane e' sempre piu' una polveriera. La crisi politica che divide sciiti e sunniti, scoppiata poco dopo la partenza dei militari Usa a fine anno, sta lasciando una scia di sangue dal nord al sud del Paese. Nel mirino degli attacchi, ci sono soprattutto gli sciiti. Sei esplosioni, quattro in due quartieri a nord di Baghdad, e una nel sud, hanno causato almeno 61 morti e piu' di 100 feriti. Gli attacchi sono stati condannati dall'Iran, che ha parlato di un tentativo di fomentare "le tensioni inter-religiose" in Iraq, puntando il dito contro "il silenzio di certi Paesi atti terroristici che vanno contro la pace e la stabilita' della regione".
A Kadhimiyah, quartiere a maggioranza sciita a nord-ovest di Baghdad, due autobomba sono esplose ad un incrocio, causando la morte di 14 persone e il ferimento di 37. Le potenti deflagrazioni hanno danneggiato veicoli e negozi, oltre ad un hotel di recente costruzione. Poco piu' tardi a Sadr City, il quartiere povero sciita a nord-est della capitale irachena, una bomba sistemata su una motocicletta e' esplosa vicino di un gruppo di lavoratori neoassunti, uccidendone sette e ferendone una ventina. Pochi minuti e due bombe piazzate a bordo strada sono esplose nei pressi del piu' grande ospedale del quartiere, provocando la morte di due persone e ferendone una quindicina.
Ma l'attacco piu' grave si e' verificato ad ovest di Nassiriya, nel sud del Paese. I terroristi hanno preso di mira un gruppo di pellegrini sciiti nei pressi di un posto di blocco, dove un'esplosione ha causato 38 morti e 70 feriti. I pellegrini si stavano rcando nella citta' santa di Kerbala per le celebrazioni della Arbaeen che cade 40 giorno di dopo l'Ashura.
Gli attentati di oggi, che seguono alla strage di 63 persone avvenuta a Baghdad il 22 dicembre, rispecchiano la situazione di un Paese sempre piu' dilaniato dalla crisi politica che oppone la coalizione sciita Stato di diritto, del premier Nouri al Maliki, al blocco Iraqiya a maggioranza sunnita, del rivale Iyad Allawi. A causare il terremoto politico, un mandato di arresto spiccato nei confronti del vicepresidente sunnita Tareq al-Hashemi, accusato di attivita' terroristiche e rifugiatosi in Kurdistan.


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