Iran/ Ancora proteste e bastonate agli studenti
L'Iran è un paese "in crisi" dove ormai "in molti hanno dubbi in merito alle elezioni". Lo ha affermato l'ex presidente Akbat Hashemi Rafsanjani parlando come guida della preghiera del venerdì a Teheran. Rafsanjani ha criticato anche il Consiglio dei Guardiani, incaricato di sovrintendere le elezioni, che "non ha usato nel modo migliore possibile" il tempo a disposizione per esaminare le denuncie dei brogli presentate dai candidati sconfitti e ha invocato la liberazioni di tutti gli arrestati nelle proteste seguite al voto. "Non è necessario - ha detto - che la gente sia messa in prigione in questa situazione. Lasciate che si riuniscano alle loro famiglie. Non facciamo in modo che i nemici ci ridicolizzino per via di queste detenzioni". L'ex presidente ha quindi ribadito che l'Iran sta attraversando "tempi amari". "Non penso che nessuna fazione voglia che si finisca coì - ha aggiunto -. Abbiamo perso tutti e abbiamo bisogno di più unità di sempre". "Questo sermone - ha concluso - dovRà essere l'inizio del cambiamento del futuro".
LA POLIZIA CARICA I MANIFESTANTI. Bastonate e lacrimogeni contro i manifestanti che hanno interrotto con slogan pro-Moussavi la preghiera del venerdì all'Università di Teheran. La polizia è intervenuta per caricare la folla mentre l'ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani guidava la preghiera. Secondo testimoni una quindicina di persone è stata portata via dagli agenti. Rafsanjani ha chiesto il rilascio degli arrestati durante la manifestazioni del mese scorso e ha aggiunto che il contestato voto per le presidenziali di giugno ha minato la fiducia del popolo iraniano.
TEHERAN ACCUSA: ISRAELE VOLEVA ASSASSINARE AHMADINEJAD, L'intelligence iraniana ha accusato Israele di aver pianificato l'assassinio di Mahmoud Ahmadinejad a ridosso delle elezioni presidenziali. Secondo il ministro dell'Intelligence iraniano, Gholam Hossein Mohseni Ejeie, esponenti israeliani incontrarono membri dei Mujaheddin del Popolo (People's Mujahedeen of Iran, il PMOI), uno dei gruppi dell'opposizione in esilio, a margine di un incontro a Sharm el-Sheikh e a Parigi. Ma il Pmoi fisso' alcune condizioni, sostiene Ejeie, tra cui il fatto che gli Usa rimovessero il loro nome dalla lista dei gruppi terroristici. "Per raggiungere l'obiettivo, i nemici (Israele) avvicinarono allora i ribelli nella parte orientale del Paese", ovvero i sunniti, che si battono contro il regime sciita a Teheran.
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