Iran/ Gianni De Michelis ad Affari: c'è il rischio di un'altra Tienanmen
Ma intanto potrebbero chiudergliela in faccia, quella finestra…
"Non li aiuteremo con le belle parole, anzi, come si è visto a conclusione del G8 di Trieste nelle occasioni in cui serve una sorta di unanimità fra diversi Stati alla fine le risoluzioni sono sempre tiepide, prudenti, tendenzialmente inutili. Ma è anche giusto che sia così: la diplomazia non può spingere al muro contro muro, che del resto aiuterebbe soprattutto il regime a compattarsi contro lo straniero… Bisogna, invece, agire".
Come?
"Con intelligenza, scaltrezza, e rapidità. Il regime di Ahmadinejad è in un momento di oggettiva difficoltà , la sua debolezza mette nel dubbio i vari soggetti che fino ad oggi sono stati bellicosamente influenzati dall' Iran: la Siria, gli sciiti iracheni, Hamas… Gli europei, gli americani e i paesi arabi moderati non possono perdere l'occasione: dobbiamo infilarci dentro questi dubbi, questa debolezza, dentro questa crepa nel muro e…rilanciare subito le trattative fra Israele e Palestina, questa è la mossa da fare. Ma subito significa subito: entro fine luglio. Lo dico dopo essere stato in Egitto fino a qualche giorno fa: ho visto segni di un cambiamento in atto, si parla di elementi per una nuova tregua, imminente, fra Hamas e Fatah. E questa sarebbe una pre-condizione importantissima per la ripresa dei colloqui israelo-palestinese. E si parla molto anche della possibilità che scatti ad horas il via libera all'attesissimo scambio di prigionieri che dovrebbe riportare in libertà il soldato Shalid, il giovane israeliano la cui prigionia è un macinio sulla via del dialogo…1000 palestinesi in cambio, liberati a scaglioni: 350, poi 100, poi 550. Dopo i primi 450 Shalid verrebbe riconsegnato all'esercito israeliano. Se così fosse la cosa avrebbe un fortissimo impatto sull'opinione pubblica israeliana. E intanto il presidente del parlamento sunnita iracheno ha fatto visita a Mubarak, con l'idea di accelerare il processo di convergenza fra le diverse fazioni presenti in Iraq in modo tale da reggere l'impatto con la parte jihaidista che rischia di creare un sacco di problemi dopo il ritiro degli americani dalle città dell' Iraq. Sono segnali a cui bisogna fare attenzione, anche e soprattutto in relazione alla situazione iraniana. Perché l'azione su Israele avrebbe sicuramente eco anche in Iran. Si tratta di influenza indiretta, certo, ma pensare ad un intervento diretto nella politica interna iraniana è soltanto illusorio. Influire indirettamente sul regime è invece praticabile, può avere effetti enormi, ed l'unica possibilità di influenza che abbiamo…".
Ma chi dovrebbe materialmente intervenire?
"Anche l'Europa e la Lega Araba dovrebbero davvero impegnarsi per fare pressione sul governo Netanyahu in modo da riavviare il prima possibile il negoziato coi palestinesi. Ma la partita deve giocarla innanzitutto Obama. E dico 'deve' perché ora davvero il presidente Usa deve mostrarsi all'altezza di se stesso. E' lui, in fondo, che ha messo in moto l'onda del cambiamento, con il discorso del Cairo. In medioriente vigeva da mezzo secolo la filosofia del mantenimento dello status quo, del mantenimento di equilibri talmente complicati ed esplosivi che era meglio non toccare nulla. Poi è arrivato Obama e ha parlato al Cairo, annunciando una nuova era. Beh, probabilmente la situazione che si è creata in Iran arriva troppo presto anche per lui, nessuno l'aveva prevista in questi modi. Ma ora Barak Obama ci si deve misurare, inevitabilmente. E' un momento cruciale per lui, perché ora deve agire. Deve passare dal sogno alla realtà. E deve fare la cosa giusta".



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