Iran/ Gianni De Michelis ad Affari: c'è il rischio di un'altra Tienanmen
Di Stefano Golfari
"I giovani iraniani hanno già vinto, anche se arriva una Tienanmen iraniana", afferma ad Affaritaliani.it Gianni De Michelis, ex ministro degli Esteri (dal 1989 al 1992). Che aggiunge: "Riprendere subito il negoziato israelo-palestinese, questo può aiutare l'Iran. Obama? Ha iniziato tutto lui con il suo discorso del Cairo. Ora deve fare la cosa giusta...".
Gianni De Michelis, in Iran Ahmadinejad e i suoi sembrano reggere il colpo, il popolo di Mousavi è spaventato, le proteste di piazza si affievoliscono, ci vuole sempre più coraggio a sfidare il regime… I manifestanti hanno perso?
"No, hanno vinto".
Vinto?
"Hanno già vinto, qualunque cosa accada. Anche se arrivasse la repressione violenta, più violenta di quella che è già in atto, anche se ci fosse una Tienanmen iranian".
C'è da sperare che non accada…
"Ci mancherebbe, anch'io spero che non accada nulla del genere. Ma potrebbe accadere. E non sono le illusioni o le belle parole che servono, in casi come questo…".
E che serve allora?
"Ricordare a tutti, anche ad Ahmadinejad, quello che la storia insegna: a Tienanmen il regime cinese reagì con l'esercito, scelse di reprimere nel sangue la richiesta di cambiamento che arrivava da una parte, giovane e avanzata, della società. Vent'anni dopo che vediamo in Cina? Che ha vinto Tienanmen, ha vinto quella volontà di cambiamento che il potere uccise allora, ma che ora coltiva, guida, promuove.. E Tienanmen fu una frattura molto meno coinvolgente per tutta la popolazione cinese rispetto a quello che accade oggi in Iran, dove sono state le elezioni, cioè un evento che ha coinvolto l'intero popolo iraniano, il detonatore dell proteste di piazza. Che sia accaduto qualcosa di indelebile lo si capisce confrontando l'oggi con quello che accadde quattro anni fa: ci furono le elezioni piene di dubbi anche allora e ci furono proteste, gli studenti in rivolta, in modo inizialemente molto simile… Poi, però, tutto si ricompose, la società iraniana tornò ad essere quel mosaico di ruoli, interessi, milizie, poteri religiosi e temporali in eterno e precario, equilibrio, che è sempre stata dal 1979: con Khomeini e sempre di più dopo, la guida suprema della rivoluzione, è divenuta in realtà l'arbitro supremo fra le diverse fazioni, fra le diverse spinte. Il meccanismo ha funzionato così per 30 anni... Ma oggi l'equilibrio si è rotto: la guida suprema sta con una parte, Khamenei con Ahmedinejhad, e dall'altra c'è Mousavi sospinto dai numeri impressionanti non dei voti, ma dei ragazzi e delle ragazze in piazza, soprattutto dalle ragazze, con quelle facce giovani, piene di futuro… Non si può resistere al futuro, prima o poi arriva".
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