Iran/ Rock contro il regime di Teheran
Sono costretti a nascondersi negli scantinati per provare un pezzo heavy metal o hip hop. La censura impedisce loro di suonare davanti a un pubblico e per non rischiare l'arresto devono volare fino in Gran Bretagna per promuovere un disco. È dura la vita per le rock band in Iran, messe fuori legge dagli ayatollah con l'avvento della Rivoluzione Islamica nel 1979, quando il governo ha stabilito che i brani musicali devono essere approvati da una commissione apposita del ministero della Cultura.
![]() Un rapper iraniano |
Come risultato di questa politica, in Iran è fiorita la musica tradizionale e pop, a discapito dei gruppi che suonano rock e che sono «discriminati», come ha spiegato alla Bbc Ali Azimi, il cantante dei 'Radio Teheran', a Londra per presentare l'album di debutto del gruppo. "Per le band come noi che fanno rock - ha affermato Azimi - non è facile organizzare un concerto in Iran, anzi è un'esperienza che potremmo anche non provare mai". Oggi nella Repubblica Islamica - ha precisato Azimi - "ci sono band autorizzate a incidere dischi perché le loro canzoni non offendono nessuno, sono 'canzoni sicurè, mentre a noi, che non siamo disposti ad accettare questo sistema, non è permesso registrare un cd in Iran". Azimi sa bene che rischierebbe il carcere se violasse le leggi sulla musica in vigore nella Repubblica Islamica.
E lo sa bene anche il regista iraniano di origini curde, Bahman Ghobadi, che arriva nelle sale italiane il 16 aprile con 'I gatti persian', film premiato all'ultimo festival di Cannes, che getta uno sguardo indiscreto sul panorama musicale underground di Teheran. "Non abbiamo mai voluto metterci in una posizione tale da dover scappare dall'Iran, ma (il governo, ndr) ci reprime", ha affermato in un'intervista alla 'Bbc' Ash Koshanejad, uno dei protagonisti del film. Ma alla fine le pressioni sono tali - ha aggiunto - "che per sopravvivere si decide di lasciare il Paese".
Nonostante la censura imposta dalle autorità su Internet, rimangono comunque degli spazi in rete, come i social network 'Facebook' e 'MySpacè, attraverso cui i giovani iraniani possono far circolare musica considerata 'illegalè. L'alternativa, altrettanto diffusa, è rivolgersi al mercato nero. Forse ancora non esiste a Teheran un gruppo capace di raggiungere i livelli di 'Rock The Casbah' dei Clash, che secondo i critici era un atto d'accusa contro gli ayatollah. Nella capitale però i gruppi che fanno musica underground sono sempre più numerosi, specie nella zona nord, e contribuiscono a creare un certo fermento nel panorama artistico. Certo è che negli ultimi tempi, con la nascita di un forte movimento d'opposizione dopo le elezioni presidenziali, la musica è diventata in Iran uno strumento di protesta.



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