Iran/ Ahmadinejad giura e la polizia carica

Mercoledì, 5 agosto 2009 - 14:30:00


Ahmadinejad (Foto Ap)
Mahmoud Ahmadinejad

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Iran/ "Un anno per la bomba, manca solo il sì di Khamenei"

Con una solenne ma rapida cerimonia, Mahmoud Ahmadinejad ha prestato giuramento come nuovo presidente dell'Iran davanti al Majlis, il Parlamento monocamerale di Teheran: rieletto il 12 giugno scorso al termine di elezioni dall'esito pesantemente contestato nella Repubblica Islamica e all'estero, Ahmadinejad rimarrà in carica per ulteriori quattro anni.

Due giorni fa Ahmadinejad era stato proclamato capo dello Stato dall'ayatollah Ali Khamenei, Suprema Guida Spirituale della Rivoluzione, nel corso di una cerimonia contraddistinta dalla freddezza dello stesso Khamenei nei confronti del neo-eletto. Questi, una volta insediatosi a tutti gli effetti, avra' due settimane di tempo per presentare al Majlis il nuovo governo.

SCONTRI E PROTESTE. Mentre la cerimonia era in pieno svolgimento, all'esterno della sede parlamentare poliziotti in assetto anti-sommossa e membri della milizia islamica 'Basij' caricavano centinaia di manifestanti che contestavano il reinsediamento del presidente iraniano. Le forze di sicurezza hanno fatto ricorso ai gas lacrimogeni per disperdere i contestatori, che sono stati ricacciati ai bordi di piazza Baharestan, nei pressi del Majlis, e infine dispersi: lo hanno riferito testimoni oculari, secondo cui lungo le vie dei paraggi tutti i negozi erano chiusi.

I sostenitori del candidato riformista uscito ufficialmente sconfitto, Mirhossein Moussavi, avevano avvertito che si sarebbero radunati davanti alla sede parlamentare per protestare ancora una volta: per questo, fin dal primo mattino a Teheran il Majlis appariva circondato da centinaia di poliziotti in assetto anti-sommossa e di membri della milizia islamica 'Basij', pronti a stroncare qualsiasi contestazione. Testimoni presenti sul posto hanno riferito che le comunicazioni della telefonia cellulare sono state bloccate. 


Proteste e scontri in Iran
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LE REAZIONI. L'Ue ha deciso di non boicottare la cerimonia di insediamento di Mahmoud Ahmadinejad, ma il profilo della delegazione sarà basso quel tanto da non sfociare nell'incidente diplomatico. Parteciperanno ambasciatori e incaricati d'affari (come nel caso dell'Italia), ma nessun ministro o sottosegretario per mandare un segnale preciso al regime iraniano. Dalle cancellerie europee non partirà nessuna lettera di congratulazioni e con una dimostrazione di buona volontà il governo britannico - tra gli europei quello che ha con Teheran le relazioni piu' tese - ha deciso di mandare l'ambasciatore Simon Gass dopo che all'investitura da parte dell'ayatollah Khamaei era andato il numero due della missione diplomatica, Patrick Davies. I "canali di comunicazione" ha sottolineato il Foreign Office, tra Londra e Teheran "restano aperti" per affrontare le questioni importanti, come il programma nucleare iraniano e la situazione dei diritti umani.

Nuova bordata contro l'Occidente da parte di Mahmoud Ahmadinejad: il presidente iraniano, reinsediatosi per un nuovo quadriennio con la solenne cerimonia del giuramento in Parlamento, ha liquidato con poche, durissime parole la scelta dell'Occidente, Italia compresa, di non congratularsi con lui per la rielezione, avvenuta in seguito alle presidenziali del 12 giugno scorso, dall'esito peraltro fortemente contestato sia in Iran sia all'estero. "Abbiamo sentito dire", ha commentato Ahmadinejad al termine della procedura, "che alcuni leader occidentali hanno deciso di riconoscere il nuovo governo, ma di non congratularsi. Cio' significa che loro vogliono la democrazia soltanto se serve i loro interessi, e che non rispettano il voto e i diritti del popolo. "Beh!", ha tagliato corto, "dovreste sapere che nessuno in Iran sta ad aspettare le vostre congratulazioni. Agli iraniani non interessano ne' le vostre minacce e angherie ne' i vostri sorrisi o saluti". L'oltranzistico presidente iraniano intendeva alludere in particolare agli Stati Uniti, la cui amministrazione aveva fatto sapere di volersi limitare a "prendere atto" della prosecuzione in carica di Ahmadinejad. "Noi", ha concluso quest'ultimo, "resisteremo contro gli oppressori, e c'impegneremo per correggere i meccanismi discriminatori globali a beneficio di tutte le Nazioni del mondo".

"L'epopea del 12 giugno segna l'inizio di un grande cambiamento, in Iran e nel mondo", ha incalzato Ahmadinejad. "Noi durante questo periodo", ha continuato, alludendo al mandato apertosi oggi, "proseguiremo attivamente anche la nostra politica estera, e manterremo una forte presenza in tutti i settori con nuovi piani e maggiore potenza": frase, quest'ultima, che e' suonata come un palese riferimento al controverso programma nucleare iraniano, e dunque come un'ennesima sfida a Washington e ai suoi alleati. "Dobbiamo ricoprire un ruolo piu' concreto a livello globale", ha aggiunto. "Negli ultimi quattro anni, certe limitazioni e vedute troppo ristrette non ci hanno permesso di sfruttare tutte le nostre capacita'".

Contro l'Occidente si e' espresso pure Ali Larijani, gia' capo negoziatore nucleare e adesso presidente del Majlis, il Parlamento monocamerale di Teheran: "Con il loro comportamento avventato e la loro assurda immaginazione, alcune Potenze occidentali si sono coperte di ridicolo", ha tagliato corto Larijani, cui spettava dirigere la cerimonia del giuramento. Ahmadinejad dal canto suo ha poi assicurato che il suo nuovo governo non lascera' spazio a discriminazioni tra gli iraniani, dunque nemmeno ai danni degli oppositori interni. "Tutti sono cittadini di prima classe con uguali diritti di fronte alla legge, e nessuno gode di diritti speciali ne' di privilegi", ha sottolineato. "Sono proprio i privilegi economici speciali la fonte delle discriminazioni e della corruzione, e vanno sradicati", ha concluso.

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