Iran, Frattini ad Affaritaliani.it: "Le sanzioni dell'Onu a inizio marzo"
| "In Iran giornata terrificante". La testimonianza di Ebrahim Karimi, studente iraniano residente in Italia. Tam tam in rete: cade il governo |
Che cosa possono fare l'Italia e l'Unione europea dal punto di vista diplomatico? "Noi abbiamo dato un segnale importante: l'Italia non ha inviato il proprio ambasciatore alle celebrazioni (l'anniversario della rivoluzione islamica, ndr) e il nostro esempio è stato seguito dai principali paesi europei. E' chiaro che vogliamo insistere con un messaggio diplomatico di appello al negoziato. Speriamo che l'Iran comprenda che un isolamento internazionale non è nell'interesse né dell'Iran né del popolo iraniano".
I VIDEO INEDITI DELLA PROTESTA IN IRAN
GLI USA DENUNCIANO REPRESSIONE E PROPAGANDA DI TEHERAN
Gli Stati Uniti hanno detto di non credere alle affermazioni dell'Iran di poter produrre uranio arricchito al 20 per cento. «Non crediamo che abbiano questa capacità - ha detto il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs - Queste affermazioni sono basate più sulla politica che sulla fisica». Gli Stati Uniti hanno condannato le autorità iraniane per avere tentato «un blocco quasi completo della informazione», in occasione delle protesta avvenute nel paese per l'anniversario della nascita della Repubblica Islamica, «staccando la spina» a Google e altri media: bloccando telefonate, messaggini, twitter. Sono iniziative che mostrano, secondo gli Usa, come «il governo iraniano abbia paura del suo stesso popolo». «Continuiamo a sostenere il nostro appoggio al diritto universale degli iraniani di esprimersi in modo libero senza dover subire violenze e intimidazioni», ha affermato la Casa Bianca esprimendo la sua «condannà e la sua »costernazione« per le nuove azioni di violenza in Iran contro persone che »stavano esercitando i loro diritti« di libera espressione. Gli Stati Uniti stanno premendo il pedale sull'acceleratore delle sanzioni anche se la Cina non è ancora »salita a bordo« e sta creando qualche problema al tentativo del presidente Barack Obama di far scattare »sanzioni dure« entro poche settimane.

Proteste in Iran
LE IMMAGINI
I rapporti tra Washington e Pechino non stanno vivendo un grande momento e l'annuncio odierno della Casa Bianca che Obama riceverà il Dalai Lama alla Casa Bianca il 18 febbraio - nonostante la opposizione e le minacce della Cina - non aiuta certo a migliorare l'atmosfera. Ma il portavoce presidenziale Gibbs ha espresso oggi la convinzione che la Cina finirà »col giocare un ruolo costruttivo« nella discussione sulle sanzioni all'Iran (come »hanno fatto sulla questione nordcoreana«) perchè »non è nel loro interesse avere una corsa alle armi planetaria« e non è »certo loro interesse economico avere una corsa alle armi in Medio Oriente«. La Casa Bianca ha confermato che l'iter per mettere nero su bianco le sanzioni è già stato avviato. Il portavoce di Obama non ha reagito in modo diretto alle critiche personali fatte al presidente Usa dal presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad secondo il quale l'inquilino della Casa Bianca rischierebbe di »soccombere alle pressioni di una banda di sionisti: sta perdendo l'occasione di agire in modo corretto«.
Secondo la Casa Bianca il comportamento del governo di Teheran »sta rendendo sempre più unita la comunità mondiale« sulle misure da adottare, un tipo di unità »che non si vedeva da molti anni«. Il presidente Obama ha perseguito, nel suo primo anno alla Casa Bianca, una tentativo di dialogo con Teheran, una iniziativa vista con molto scetticismo in molti ambienti Usa. Nello stesso tempo però il presidente americano ha proseguito sul binario alternativo della ricerca del consenso per sanzioni sempre più stringenti ed efficaci. Le rivelazioni emerse alcuni mesi fa sui tentativo segreti di Teheran di costruire un altro stabilimento nucleare, in un bunker scavato in una montagna, avevano spinto la Russia ad assumere posizioni più vicine a quelle degli Stati Uniti sulla necessità di far scattare nuove sanzioni. Ma la Cina ha sempre offerto maggior resistenza. La Casa Bianca è convinta che esistono spazi, nonostante i numerosi punti di attrito, per ottenere anche il consenso di Pechino.



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