Iran: "Morte a Khamenei", "morte al dittatore"

Martedì, 29 dicembre 2009 - 09:31:00


Di Karimi Davood, presidente dell'associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

Su Affaritaliani.it la testimonianza di Karimi Davood, presidente associazione rifugiati politici iraniani residenti in Italia

Iran, piovono pietre - L'analisi di Antonello Sacchetti
Per tirare le somme della grande manifestazione nazionale di Ashura ci vogliono giorni e giorni di lavoro ma per essere più sintetico devo dire che la giornata di Ashura, in cui l'intera nazione iraniana è scesa in piazza per dire un grande no al sistema della Velayate Faghih scandendo lo strategico slogan "Morte al dittatore, morte a Khamenei", pagando un duro contributo di sangue, ha segnato una storica pagina con la deposizione definitiva di una pietra tombale sulla testa della repubblica islamica khomeinista dirottandolo e spingendolo verso la "pattumiera della storia".

Secondo me la "Ashura" di quest'anno ha confermato irreversibilmente la ferrea volontà del popolo iraniano nel tortuoso cammino della lotta per il ripristinio della libertà e della democrazia in Iran. Il popolo iraniano, nonostante l'oblio dell'Occidente e la ferocità di azione del regime dei mullah, ha alzato, per l'ennesima volta, la testa gridando che "noi, ci siamo e conquisteremmo con le nostre mani la desiderata e amata libertà e democrazia", "Morte a Khamenei", "morte al dittatore".





Gli scontri in Iran
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Adesso, secondo me tocca ai paesi occidentali, in particolare all'Unione europea e all'America di allinearsi definitivamente a fianco del popolo iraniano riconoscendo il suo diritto a cambiare con le proprie forze il quadro attuale politico del paese. E' arrivato il momento in cui gli americani e gli europei devono rivedere le loro dannose e pericolose politiche di accondiscendenza con cui hanno allungato a dismisura la soppravvivenza del regime dei mullah permettendogli di portare avanti quasi indisturbato il suo pericolosissimo programma atomico militare. Anni e anni di inutile "dialogo"-monologo con il regime dei mullah, in campo atomico, ha incoraggiato la repubblica islamica a intensificare la sua politica dell'esportazione del terrorismo e dell'interferenza nei paesi vicinie lontani( basti vedere le sue forti interferenze in Iraq e in Afghanstan, dove sono stati uccisi migliaia di militari italiani e amercani e francesi ecc...).

L'Europa e l'America devono mettere una pietra tombale, come l'hanno fatto in questi giorni le donne e gli uomini iraniani, sulla loro politica di "bastone e carote". Naturalmente in questa dannosa e pericolosa politica il bastone finiva sulla testa del popolo iraniano e le carote ingrossavano la pancia dei mullah. La lezione della giornata di Ashura deve entrare nelle stanze della politica dei paesi civili e dirottare le loro risorse verso gli eroi delle strade di Teheran, dove sarà imminente una grande battaglia, con enormi bagni di sangue, per ripristinare lo stato del diritto e della eguaglianza. Il treno è già partito e ha già superato orgogliosamente e maestosamente lo strategico scalo di Ashura, pagando un altissimo tributo di sangue. Chi non ha capito oppure ancora spera in una reversibilità della situazione sbaglia di grosso, come affermò tanti anni fa il leader della resistenza iraniana il mitico comandante Massoud Rajavi" la vipera non partorirà mai un colombo".

E' arrivato il momento di allinearsi, prima possibile, su questa orgogliosa onda di cambiamento del popolo iraniano, rischiando pur tanto ma risparmiando in un prossimo futuro di pace e di sicurezza. Investire oggi nella volontà di cambiamento del popolo iraniano renderà in un immediato futuro in un mondo sicuro e pacifico. Anche perchè oggi, l'albero del male e del terrorismo ha le sue radici nella casa della repubblica islamica di Ali Khamenei. Il popolo iraniano ha delle tradizioni mellenarie di civiltà e di amicizia e non deluderà mai coloro che gli sono stati a fianco nei momenti più bui della sua storia.

Colgo occasione per ringraziare i politici italiani che in questi giorni hanno espresso la loro solidarietà e vicinanza con le ragazze e i ragazzi in rivolta. Desidero ricordare particolarmente il presidente della Camera On. Gianfranco Fini, il ministro per le plitiche europee Andrea Ronchi, il presidente dell'Udc on. Ferdinando Casini, On. Fassino e tanti altri che attraverso i loro comunicati stampa hanno espresso la loro vicinanza e solidarietà.

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