Iran/ Ahmadinejad: Obama non interferisca
Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha chiesto a Barack Obama di smetterla di interferire negli affari interni della repubblica islamica, dopo che il presidente americano si è detto "allibito e indignato" dalla repressione violenta delle proteste. "Se questa è la tua posizione, non ci sarà più nulla di cui parlare", ha affermato il presidente della repubblica islamica, dichiarato vincitore delle contestate elezioni del 12 giugno. "Pensi che questa posizione ti risolverà i problemi? Non otterrai alcun risultato se non quello che la gente ti considererà simile a Bush".
Mentre Ahmadinejad affossa definitivamente il dialogo con gli Usa, Mir Hossein Moussavi non cede e avverte che "chi è dietro ai brogli è responsabile del bagno di sangue". Il leader dell'opposizione iraniana ha invitato i suoi sostenitori a esercitare "il diritto costituzionale" di manifestare contro i risultati venuti da una tornata elettorale presidenziale segnata "dai piu' grandi brogli mai avvenuti".
Sul suo sito Moussavi, che mercoledì non era andato alla manifestazione a piazza Baharestan da lui stesso convocata e teatro successivamente delle cariche armate della polizia, avverte che i contatti tra lui e i suoi sostenitori sono "molto limitati" dalle restrizioni a Internet. Nonostante questo e nonostante quelle che definisce "pressioni", il rivale principale di Mahmoud Ahmadinejad si è detto determinato a continuare la battaglia per l'annullamento delle elezioni.
Un altro ex candidato, Mehdi Karroubi, ha rinviato la manifestazione prevista per per commemorare le persone morte nelle proteste, perché non ha trovato un luogo in cui tenerla. L'annuncio dell'annullamento arriva all'indomani di una giornata di scontri sanguinosi in piazza, con la polizia che ha picchiato e aperto il fuoco sui manifestanti. Press-Tv ha aggiornato il bilancio totale dei morti nei disordini dei giorni scorsi a 20, ma si teme che possano essere molti di più.
Il grand'ayatollah Hossein Montazeri, il più importante leader religioso dissidente dell'Iran, ha avvertito che la repressione delle proteste puo' portare alla caduta del regime iraniano. "Se gli iraniani non possono parlare dei loro legittimi diritti in riunioni pacifiche che vengono invece soppresse, ci saranno complicazioni che potrebbero sradicare le fondamenta del governo, per quanto potente", Il ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha assicurato che la crisi iraniana sara' fra i temi della riunione con i colleghi del G8 che si apre questa sera a Trieste. "Adotteremo una posizione che io credo debba essere particolarmente dura, particolarmente chiara dinnanzi al mondo", ha affermato.
Teheran, nuovi scontri. Morti e feriti
"Una violenta repressione è in corso a Teheran". L'edizione online della Cnn, fornisce i dettagli di quello che - dalle cronache - sembra essere un massacro. E lo fa con parole drammatiche: "Le forze di sicurezza colpiscono con bastoni e armi da fuoco i dimostranti che hanno provato a radunarsi in una piazza di Teheran per continuare le proteste". E un nuovo video diffuso su internet mostra un ragazzo ucciso negli scontri. Il ragazzo viene trascinato sanguinante tra le urla della gente: gli occhi sono sbarrati e intorno a lui sono scene di disperazione. Il ministero dell'Interno iraniano non ha concesso l'autorizzazione per raduni di protesta che dovessero essere tenuti domani in segno di lutto in Iran per commemorare i manifestanti uccisi nei giorni scorsi.
Tramite il web, e in particolare su Twitter e Facebook, da Teheran arrivano notizie di violenze da parte delle forze di sicurezza. A partire dal fatto che le forze di sicurezza avrebbero "portato via" i familiari di Neda, la diciottenne uccisa da un colpo di pistola sparato dalla polizia. Altri raccontano di agenti di polizia che prendono a bastonate i manifestanti. Altri lanciano allarmi più precisi: "La polizia spara". E ancora: "Tutti gli ospedali sono circondati dalla milizia per controllare perché la gente ci entra, se per ferita da arma da fuoco o da manganello. Ti arrestano e ti picchiano".
Morti a Teheran. AFFARI PUBBLICA LE FOTO MAI VISTE
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Tra gli altri sono finiti in manette 25 giornalisti e dipendenti di Kalemeh Sabz, giornale di Moussavi autorizzato poco prima delle presidenziali e proibito dopo il contestato scrutinio.
Il regime non ha intenzione di cedere "in alcun modo" alle pressioni internazionali. "Tutti devono rispettare la legge. Il sistema islamico e il popolo non accetteranno ad alcun costo l'uso della forza", ha sottolineato Khamenei all'indomani, fral'altro, delle parole di condanna pronunciate dal presidente americano Barack Obama. Il ministro dell'Interno Sadeq Mahsouli accusa Washington: i "rivoltosi", afferma, sono finanziati dalla Cia e dal gruppo d'opposizione in esilio dei mujaheddin del popolo iraniano, oltre che manovrati dal "regime sionista".



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