Iran/ Qualcuno scherza col fuoco

Domenica, 5 febbraio 2012 - 11:39:00

Di Gianni Pardo

Da tempo si parla della possibilità che Israele attacchi l’Iran per impedirgli di dotarsi dell’armamento nucleare. E molti hanno tendenza a porre domande che sembrano più che legittime: perché mai vietare con la forza all’Iran la bomba atomica se già l’hanno l’India, il Pakistan e la stessa Israele? E come si configurerebbe dal punto di vista giuridico una simile iniziativa? E quali sarebbero le conseguenze per Israele? E per l’Iran? E per tutti gli Stati del Golfo?

Tuttavia il dubbio più serio è un altro: c’è modo di fare previsioni ragionevoli, al riguardo? La domanda ridiviene d’attualità dal momento che sia il New York Times sia, recentissimamente, Leo Panetta, Segretario della Difesa americano, prevedono un attacco a breve (“aprile, maggio o giugno”).
Previsione azzardata. Non solo il futuro è incerto per sua natura, ma gli Stati non dicono la verità sulle loro reali intenzioni e sulle loro possibilità di azione. Si comportano spesso come bulli che cercano di vincere riuscendo semplicemente ad intimorire l’avversario. Si ricorderà che nel 2003 uno Stato come l’Iraq, militarmente inconsistente se paragonato agli Stati Uniti, ha minacciato fino all’ultimo momento massacri inenarrabili di militari americani: e poi si è sciolto nel giro di un centinaio di ore. Dunque le parole stanno a zero.

I fatti, cioè la possibilità concreta di distruggere le installazioni nucleari iraniane e gli armamenti necessari per agire, sono altrettanti punti interrogativi. E a monte delle “technicalities” c’è un dilemma ancora più grande: fino a che punto arriva la follia dei governanti della regione? Se l’Iran attaccasse Israele dovrebbe mettere in conto una reazione che potrebbe costargli milioni e milioni di morti. E tuttavia non si può escludere che una dirigenza di fanatici tenga così poco in conto la vita di tanti propri cittadini da tirare la coda al leone.

D’altro canto come biasimare Israele se, sentendosi sull’orlo di una catastrofe nucleare, colpisse per prima? Ahmadinejad e lo stesso Khamenei (ancora ieri) hanno commesso troppe volte l’errore di esprimere la volontà di eliminare Israele. Se la Germania minacciasse la Francia di annientamento, o se altrettanto facesse la Francia nei confronti della Germania, ci preoccuperemmo fino ad un certo punto. Quelle due nazioni si sono ripetutamente affrontate, dal 1870, e sono ancora lì. Ma, quando si tratta di ebrei, l’annientamento, in tedesco Vernichtung, evoca ricordi fin troppo precisi. E, minacciato di morte, quel piccolo popolo è disposto ad attaccare Golia quand’anche sapesse di perdere in ogni caso: si è visto nel Ghetto di Varsavia.

Il vero dubbio – mentre si parla di altissima tecnologia - è di ordine morale e psicologico. Morale, per il rispetto dovuto alla vita dei propri cittadini. Psicologico perché se ci si diverte a scherzare col fuoco – e l’Iran scherza col fuoco – può anche scoppiare un grande incendio.
Ecco perché le dichiarazioni che leggiamo ci lasciano freddi. Le parole sono fatte per ingannare. Anche quelle degli americani, anche quelle degli israeliani, anche quelle degli iraniani. In questo poker qualcuno può sempre dire “vedo” e non nei prossimi mesi ma forse domani, forse fra un anno, forse mai. Sotto i nostri occhi si prepara forse uno spaventoso conflitto in cui potremmo essere pesantemente coinvolti, e da un lato non ne sappiamo niente, dall’altro sembra che non ce ne importi nulla: stiamo a parlare di neve e di ritardi dei treni.

E ora un paio di risposte alle domande iniziali. Si vuole vietare l’atomica all’Iran perché è l’unico Stato che dichiara l’intenzione di farne un uso aggressivo e criminale, per distruggere un altro Stato (Israele, “il tumore che bisogna rimuovere”, nelle parole di Khamenei). Il punto di vista giuridico non vale uno sputo quando uno Stato si occupa della propria sopravvivenza. Le conseguenze delle ostilità per Israele potrebbero essere limitate, se il progresso dei missili anti-missile è andato molto avanti, potrebbero invece essere tragiche in caso contrario. Le conseguenze per l’Iran, se tentasse di usare un ordigno atomico, sarebbero di decine di milioni di morti: Israele ha già l’arma atomica e i mezzi per recapitarla a destinazione. Il blocco dello stretto di Hormuz sarebbe una tragedia per gli Stati del Golfo e farebbe certamente intervenire gli Stati Uniti. Comunque tutti gli Stati consumatori di petrolio dovrebbero mettere in conto una devastante crisi economica ed energetica, per non parlare di una serie di sanguinosi attentati.
Il diritto e l’economia non contano nulla, quando si discute della vita. Per sopravvivere, anche il vecchio pensionato paralitico usa la pistola, se l’ha.

giannipardo@libero.it, www.DailyBlog.it



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