Iran, centinaia in piazza contro il voto
CENSURA. Il governo agisce anche sul fronte dell'informazione. Oltre a Bbc, Nederland 2 e Al Arabiya, misure repressive hanno colpito anche i due canali televisivi pubblici tedeschi, due radio belghe e la tv di Stato spagnola. I direttori delle tv tedesche Ard (primo canale) e Zdf (secondo) hanno scritto all'ambasciatore iraniano accusando le autorità di Teheran di aver impedito ai loro giornalisti di riferire sulle manifestazioni seguite alle elezioni presidenziali. Il corrispondente dell'Ard in Iran, Peter Mezger, non può lasciare il proprio albergo e a quello dello Zdf, Halim Hosny, come ad altri suoi colleghi, è stato negato il diritto di seguire gli avvenimenti. Due giornalisti belgi, Willy Vandervorst della radio pubblica francofona Rtbf e Jef Lambrecht di quella fiamminga Vrt, sono stati fermati domenica per circa un'ora a Teheran e rilasciati con la consegna di non scattare foto o riprendere filmati. Un tecnico audio della rete pubblica spagnola Rtbf, Miguel Allo, è stato aggredito dalle forze dell'ordine mentre seguiva una manifestazione, dopo che sabato gli era stato sequestrato un video.
SI MUOVE LA DIPLOMAZIA INTERNAZIONALE. La Germania ha convocato l'ambasciatore iraniano a Berlino perché fornisca spiegazioni su quanto sta accadendo nel Paese e in particolare sulle denunce di brogli e gli scontri. Lo ha detto il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier: "Queste sono circostanze che mi hanno spinto a ordinare che l'ambasciatore iraniano sia convocato al ministero degli Esteri". Il capo della diplomazia di Berlino, parlando alla tv Ard, ha riferito inoltre che "con alcuni colleghi europei, ho detto all'Iran di chiarire immediatamente se i risultati elettorali annunciati possano essere presi sul serio o meno".
Amnesty International ha chiesto alle autorità iraniane di aprire un'inchiesta sugli interventi messi in atto dalle forze di sicurezza per disperdere le manifestazioni. "Le scioccanti scene di violenza che hanno avuto per protagoniste le forze di sicurezza devono costituire l'oggetto di una indagine immediata e i responsabili di violazioni dei diritti umani devono finire in tribunale", ha detto Hassiba Hadj Sahraoui, vice-direttrice del programma per il Medio Oriente e l'Africa di Amnesty. Secondo l'organizzazione agenti in borghese avrebbero preso a manganellate alcuni sostenitori di Mousavi.



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