Iran, centinaia in piazza contro il voto

Lunedì, 15 giugno 2009 - 10:25:00


Ahmadinejad rieletto, Mousavi duro: "Voto manipolato"

Centinaia di iraniani in piazza contro i risultati delle elezioni presidenziali nonostante il divieto imposto dal governo. I manifestanti si sono concentrati tra piazza della Rivoluzione e piazza della Liberta'.

Il ministero dell'Interno iraniano ha definito "illegale" la nuova manifestazione dei sostenitori di Mir Hossein Mousavi contro l'esito del voto per le presidenziali e la vittoria di Ahmadinejad. Il governo ha sottolineato che "non è stata concessa alcuna autorizzazione per una marcia o un'adunata, e qualsiasi tipo di marcia o di adunata è interdetta". Un responsabile del ministero ha precisato che il divieto riguarda proprio la richiesta avanzata domenica da Mousavi di organizzare una marcia pacifica da Enqelab ad Azadi. Non è escluso però che gruppi di manifestanti si riuniscano in alcuni luoghi della capitale, spiegano i sostenitori dell'ex candidato moderato. Teheran è stata teatro di vere e proprie sommosse nel weekend e di scontri violenti con la polizia: 170 persone sono state arrestate. I manifestanti accusano Teheran di irregolarità nel voto per garantire la rielezione di Ahmadinejad alla presidenza della Repubblica islamica.

RAID NELLA NOTTE. Nella notte c'è stato un raid di agenti della sicurezza nell'ospedale Hezar Takhtekhabi di Teheran. Lo riferisce il segretariato del Consiglio nazionale della resistenza in Iran. Gli agenti, che volevano arrestate alcuni manifestanti feriti, hanno aggredito il personale medico che solo dopo due ore è riuscito a convincere le forze dell'ordine a lasciare la struttura. Nel frattempo, anche a causa della sospensione della normale attività, numerosi altri feriti si sono aggiunti a quelli in attesa di cure. Secondo l'organizzazione dei Mujahedin in Iran le persone arrestate a Teheran sarebbero centinaia. La presidente del Consiglio della Resistenza, Maryam Rajavi, ha sollecitato le principali organizzazioni internazionali, Onu in testa, a condannare la repressione e a intraprendere azioni per la liberazione degli arrestati.

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