Iran-Usa, nel Golfo ancora alta tensione

Sabato, 21 gennaio 2012 - 13:50:00

I guardiani della rivoluzione dell'Iran (Pasdaran) hanno reso noto che le esercitazioni navali nello stretto di Hormuz andranno avanti come previsto dal 21 gennaio al 19 febbraio. Lo riferisce l'agenzia Irna. Per i Pasdaran lo schieramento di navi da guerra americane nel Golfo "non è un elemento nuovo" e "va interpretato come parte della loro presenza permanente. Le truppe militari Usa sono rimaste nel Golfo e regioni del Medio Oriente per anni" ha detto il vice comandante del Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, Hossein Salami.

La dichiarazione sembrerebbe un tentativo di ridurre la tensione aumentata in questi ultimi tempi dopo che l'Iran aveva minacciato di chiudere 1 lo stretto di Hormuz nel caso fossero imposte nuove sanzioni. La V flotta americana aveva fatto sapere che "ogni impedimento alla navigazione nello stretto di Hormuz non sarà tollerato". A minacciare la chiusura era stato, per l'Iran, il vicepresidente Mohamed Reza Rahimi. Lo stretto, una striscia d'acqua che separa Oman e Iran, è la più importante rotta di esportazione di petrolio al mondo. Collega i più importanti Paesi produttori di greggio del Golfo Persico, come l'Arabia Saudita, col golfo di Oman e il Mare Arabo. 

Il 29 dicembre una portaerei statunitense era entrata nella zona 'calda' vicina allo stretto di Hormuz, dove la flotta iraniana dal 24 dicembre stava effettuando le esercitazioni navali 2. Si trattava della portaerei a propulsione nucleare 'USS John Stennis', una delle più grandi unità navali della Marina Usa. Dallo Stretto di Hormuz passava, nel 2009, il 33% del petrolio trasportato via mare nel mondo (nel 2008 era il 40%), che corrisponde al 17% di tutto il greggio commercializzato nel mondo. Sono di 15.5 milioni di barili di petrolio al giorno.

La gran parte di quel petrolio finisce in Asia, negli Stati Uniti e nell'Europa Occudentale. La sua chiusura farebbe aumentare la tensione tra Stati Uniti e Iran a livelli senza precedenti recenti, e probabilmente sfocerebbe in uno scontro regionale. Oggi il presidente dell'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec), Abdul-Kareem Luaibi, avrà a Tehran una serie di colloqui con i responsabili iraniani sulle esportazioni di oro nero. L'agenda di Luaibi, riferisce l'agenzia di stampa iraniana Mehr, prevede - tra l'altro - un colloquio con il ministro iraniano del Petrolio, Rostam Qassemi, mentre non è stato annunciato un incontro con il presidente Mahmoud Ahmadinejad. Obiettivo della visita è ottenere dall'Iran 'garanzie' a tutela degli interessi energetici mondiali. L'Iran, dopo l'Arabia Saudita, è il secondo produttore di petrolio al mondo.



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