Intercettazioni/ I direttori in campo contro il ddl
Lunedì, 24 maggio 2010 - 17:47:00
Un fronte comune e compatto dei direttori degli organi di informazione italiani contro il ddl intercettazioni. E' quello scaturito oggi con l'iniziativa promossa dalla Fnsi e che ha coinvolto i direttori di quotidiani, agenzie di stampa, televisioni, con interventi in videoconferenza dalla Sala Tobagi della Fnsi a Roma e dal Circolo della Stampa di Milano. Un documento finale e' in preparazione e sara' reso pubblico, forse gia' nell'edizione di martedì dei quotidiani e potrebbe essere trasmesso da alcuni tg.
Il documento denuncia il provvedimento legislativo in discussione e sollecita l'esecutivo a rivederlo, oltre che sottolineare l'inadeguatezza di misure che appaiono per lo piu' come la volonta' di mettere un bavaglio all'informazione e privare il cittadino del diritto di informazione, oltre che privare i giornalisti del dovere di informare. All'incontro, coordinato dal segretario della Fnsi Franco Siddi, hanno preso parte a Roma tra gli altri Ezio Mauro (La Repubblica), Roberto Napoletano (Il Messaggero), Mario Sechi (Il Tempo), Carlo Bollino (La Gazzetta del Mezzogiorno), Michele Terzulli (in rappresentanza del direttore del Tg3), Norma Rangeri (Il Manifesto), Concita Di Gregorio (L'Unita'), Dino Greco (Liberazione), Emilio Carelli (Sky Tg24), il vice direttore dell'AGI Antonio Lucaroni, il direttore dell'Ansa Luigi Contu, il direttore dell'Asca Gianfranco Astori, mentre collegati da Milano c'erano il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, il direttore de Il Giornale, Vittorio Feltri, il direttore de La Stampa, Mario Calabresi, il vice direttore de Il Sole 24 Ore, Alberto Orioli. Nell'intervento d'apertura, il segretario della Fnsi Siddi ha sostenuto che il Ddl contiene "divieti, censure preventive, e' inaccettabile. I testi proposti dal legislatore sono inaccettabili.
Il Parlamento compia uno sforzo vero per trovare equilibrio che non travolga la verita' dei fatti, di vita del Paese, di informazione libera". Siddi ha aggiunto "non e' in discussione il diritto o il principio della privacy ma la possiblita' o meno di rendere noti ai cittadini quanto di un procedimento giudiziario dev'essere noto a tutti se e' gia' noto alle parti in causa. negare i fatti ci porta alla favola del re nudo. la verita' dei fatti s'impone comunque, trova il modo di affermarsi". Per Siddi "la notizia non puo' essere considerata un reato, il gironalista non puo' essee punito per il solo fatto di essere testimone dela verita'. Il nostro Paese non dev'essere tra quelli considerati illebrali". Il segretario della Fnsi ha confermato l'intenzione di ricorrere alla Corte europea di giustizia, a Strasburgo, nel caso il provvedimento divenisse legge, "i nostri legali stanno gia' lavorando a questo".
E la prossima settimana (forse giovedi' 3 giugno) e' in programma una riunione di tutte le forze sociali coinvolte nella questione. "La notizia non si puo' mettere in prigione, li' devono andarci i delinquenti, i malfattori. occorre tenere alta la bandiera della libera informazione", ha concluso Siddi. Subito dopo e' stata la volta di Ferruccio de Bortoli, che ha parlato di "ddl pericoloso per la democrazia e non solo per la categoria dei giornalisti. Scongiurare gli abusi della professione e' giusto, ma esprimere fastidio della libera stampa deve preoccupare". Il direttore del Corsera ha parlato di "tentativo di imbrigliare la stampa che non viene solo da questo governo, gia' in passato ci sono stati episodi anche se non si e' raggiunto un testo cosi' pericoloso come l'attuale". Il ddl "limita l'attivita' dei colleghi, colpisce l'attivita' investigativa e rappresenta un forte vulnus per la democrazia".
De Bortoli ha detto inoltre che questa "non e' una battaglia corporativa, riguarda anche lo stato di salute della stampa del nostro Paese e anche dell'opinione pubblica, che e' l'architrave dello Stato. E' giusto che non si facciano sconti su questo tema, sarebbe opportuno che ci fosse la massima trasparenza. Quando gli atti sono depositati non si puo' chiedere al giornalista di non tenerne conto". Per de Bortoli sarebbe opportuno "trovare una soluzione concordata con gli operatori dell'informazione". Questa in corso "e' una battaglia importante, decisiva, non e' corporativa".



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