Intercettazioni/ Sì della commissione all'emendamento su quelle rilevanti. Sì di Pd e Udc, Di Pietro contro

Giovedì, 22 luglio 2010 - 18:24:00

La commissione Giustizia della Camera ha approvato l'emendamento presentato dal governo al ddl intercettazioni. La proposta di modifica dell'esecutivo, che prevede la possibilità di pubblicare le intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini, è passata anche con i voti del Pd e dell'Udc. Dei gruppi di opposizione ha votato contro soltanto l'Italia dei Valori.

Approvato inoltre l'emendamento proposto da Giulia Bongiorno, che riguarda le intercettazioni ambientali e con cui si stabilisce il ritorno al concetto di "dimora privata". Nel testo del Senato si parlava di "luogo privato" e non sarebbe stato possibile piazzare una cimice in un'automobile o in un ufficio. In questo modo, invece, rimangono fuori soltanto le abitazioni private.

Sarà poi possibile chiedere proroghe di 15 giorni in 15 giorni per allungare la durata delle intercettazioni (non più di 3 giorni in 3 giorni secondo quanto era previsto dal testo uscito dal Senato). In commissione Giustizia è passata dunque la proposta di modifica presentata dal capogruppo del Pdl, Enrico Costa. L'emendamento è stato approvato con la modifica proposta dall'Udc riguardante le indagini contro ignoti: si potranno intercettare le utenze anche di soggetti diversi dagli indagati se ci sono gli elementi per ritenere che quell'utenza sia attinente ai fatti per i quali si procede.


Soddisfazione è stata espressa da Enrico Costa, capogruppo Pdl in commissione Giustizia: ''E' chiaro che l'opposizione nonostante le critiche e l'ostruzionismo non poteva sottrarsi all'approvazione di questo emendamento''. Dal canto suo il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, auspica "se è possibile" che "si metta un punto definitivo" alla vicenda del ddl intercettazioni entro la pausa estiva. Con riferimento alla discussione in Aula del ddl, Alfano spiega che "i tempi li stabilisce la conferenza dei capigruppo e in prima battuta è già stato stabilito che il dibattito generale sulla riforma delle intercettazioni vada il 29 luglio".

Sui tempi però frena Italo Bocchino:''Votare entro l'estate non è un bel segnale dato ai cittadini. Che si tenga aperto il Parlamento perché dobbiamo fare la legge sulle intercettazioni, sembra quasi che lo tengono aperto per fare una cosa che interessa a loro''.

Sul voto delle opposizioni è critico il leader dell'Idv Antonio Di Pietro: ''La nostra - rimarca - è una scelta politica di fondo. Vogliamo che la norma su intercettazioni e pubblicazione degli atti non cambi'' e ''non accettiamo la logica del meno peggio''.

"'Di Pietro non accetta 'la logica del menopeggio' e sceglie la logica del 'tanto peggio tanto meglio'. Io credo invece che votare si' all'emendamento che apre un varco significativo all'affermazione della libertà di stampa, e che assume su questo la nostra proposta, ribadita nel corso della mia dichiarazione di voto al Senato, sia stato giusto e responsabile". Lo dichiara Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd.


E al leader Idv risponde anche Pierluigi Bersani. Per il segretario del Pd "la nostra linearità è fuori da ogni polemica. Il punto su cui loro hanno fatto marcia indietro, perché hanno fatto marcia indietro ed è bene ricordarlo, era una nostra proposta". Quindi, spiega, l'emendamento del governo è stato votato perché raccoglieva le indicazioni dei democratici quanto al resto, però, il giudizio rimane negativo. "Rimangono problemi rilevanti sul punto delle indagini. Li' ci sono ancora inciampi. Se non si risolve questo punto il nostro atteggiamento è negativo".


Slitta invece la discussione sul nuovo parere redatto dalla VI commissione del Csm sul ddl che il plenum avrebbe dovuto affrontare. Motivo: il Quirinale non ha avuto ''tempo per esprimersi'' sull'ordine del giorno aggiunto e ''in 24 ore non è arrivato l'assenso'' a discutere la pratica. A riferirlo in aula è stato il vicepresidente del Csm Nicola Mancino sottolineando una ''distrazione della burocrazia interna'', in base alla quale c'era la convinzione che il Quirinale avesse dato il via libera a quell'ordine del giorno aggiunto.


Mancino ha quindi invitato il Csm a ''usare la ragione piuttosto che la legittimazione'', rinviando la discussione del parere al nuovo Csm (l'attuale consiliatura scade a fine luglio). Alle parole di Mancino ha replicato il togato di Md Livio Pepino che ha fatto notare: ''Non siamo consiglieri dimezzati e mi ritengo legittimato a discutere il parere sulle intercettazioni'' e altre pratiche rimaste sospese.

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