Infrastrutture e contratto unico, il piano di Monti per il rilancio

Presentare le misure per la crescita entro gennaio, compresa la riforma del mercato del lavoro di Elsa Fornero. Mario Monti ha sollecitato i ministri a farsi trovare pronti per la fine del primo mese del nuovo anno con un pacchetto di misure forti" che diano una scossa immediata all'economia. A loro, nel corso del Cdm, ha dettato i punti chiave dell'agenda del lavoro, per poi ascoltare l'ampio dibattito e i contributi venuti dai vari dicasteri. Alla fine, riferisce il comunicato, "condivisione unanime" delle proposte del premier. Una unanimità che però non si riscontra in Parlamento, con i partiti che - con diversi accenti - provano a pesare di più nell'agenda del governo. A primo punto c'è la legge sulla concorrenza che. dovrebbe essere varata entro gennaio. Recepirà le richieste di maggiore apertura dei mercati che vengono dalle diverse Authority di settore: antitrust, energia, assicurazioni, lavori pubblici. Atteso un prima via libera sul pacchetto delle liberalizzazioni gia' la settimana prossima. Secondo quanto si apprende da fonti ministeriali e' in programma il 3 o il 4 gennaio un altro Consiglio dei ministri. Si partira', viene riferito, dai settori rimasti fuori dalla manovra: trasporti pubblici, servizi postali, taxi e farmacie. Nel consiglio dei ministri di ieri si è preso atto della scarsa disponibilità di liquidità per rilanciare l'economia e si è quindi deciso di puntare tutto o quasi su semplificazioni e altre riforme a costo zero che però dovrebbero avere un grande impatto sull'economia.
A gennaio si riunirà il Cipe, Comitato interministeriale per la politica economica, con all'ordine del giorno le opere strategiche da riavviare. Si tratta di evitare che, secondo le norme attuali, vadano persi i finanziamenti per circa 7-8 miliardi di quelle infrastrutture che hanno avuto un primo stanziamento nel 2008 ma che non sono mai partite. Tra queste ci sono la galleria ferroviaria del Brennero, la linea M4 della metropolitana di Milano, il metrò di Bologna, parte della linea 4 di Torino, la linea 6 di Napoli e alcune bretelle autostradali. Previsto anche il rilancio della a banda larga cioè delle infrastrutture per la connessione veloce a internet, partendo dal Sud dove queste sono più carenti.
In consiglio dei Ministri è emersa l'esigenza di risolvere alcuni problemi nati dopo l'approvazione della riforma delle pensioni. In particolare ci sono decine di migliaia di lavoratori che si sono dimessi o sono stati licenziati fuori da accordi sindacali, che erano vicini alla pensione prima della riforma Fornero e che ora invece dovrebbero aspettare diversi anni senza stipendio e senza pensione. Su questo batte ogni giorno il Pd. Il governo ha anche confermato che aprirà la trattativa con le parti sociali sul mercato del lavoro. Si partirà dagli ammortizzatori sociali. Monti e Fornero ne hanno parlato in consiglio dei ministri e al premier che le chiedeva se fosse pronta ad affrontare anche questa partita la titolare del Lavoro ha risposto di sì.
Intanto il premier incassa con soddisfazione l'esito positivo dell'asta dei Bot collocati ieri: assegnati per intero i nove miliardi messi in asta, con un rendimento medio crollato al 3,251% dal 6,504% di fine novembre. Ma lo spread sui decennali torna oltre i 500 punti di base, alla vigilia di un'altra importante asta di titoli pubblici. Ma il premier, riferiscono fonti di governo, non cede al pessimismo: quel livello di spread, avrebbe fatto notare ai ministri, è lo stesso di quando la Bce acquistava massicciamente i titoli italiani; il fatto che ora l'Italia ce la faccia da sola è comunque segnale positivo. Insomma, l'Italia ce la farà, avrebbe ribadito ancora una volta il premier.
Di opinione diversa il Pdl: "L'Italia rischia di essere spacciata a causa delle politiche fiscali e di bilancio messe in atto da chi è stato chiamato al governo per salvarla. Troppe tasse stanno uccidendo l'economia e la recessione è già fra noi", afferma in una nota il vice presidente dei deputati Osvaldo Napoli, che chiede al Pdl di "chiamare un break per esigere una profonda revisione della politica fiscale fin qui messa in campo perché essa rischia di condizionare fino a renderla vana qualsiasi politica di crescita. Il presidente Monti farà bene a fermare le macchine per incontrare le forze politiche e concordare con loro i nuovi provvedimenti".
Seppure con toni più concilianti, anche il Pd dà le sue coordinate al premier. Stefano Fassina chiede pressing a Bruxelles contro "l'austerità cieca" imposta dalla Germania e per un intervento "espansivo" a sostegno della crescita; Cesare Damiano insiste sul tema pensioni, che "per noi non può considerarsi archiviato perché la nuova riforma produce effetti negativi sui lavoratori, creando situazioni socialmente insostenibili"; Ignazio Marino chiede invece liberalizzazioni e asta delle frequenze tv.
Ma oggi anche il centrista Pier Ferdinando Casini avanza i suoi desiderata: "Riforme, rilancio degli investimenti, misure per la produttività e la crescita, severa lotta all'evasione fiscale" mentre "il Paese non reggerebbe un'altra manovra" e "un nuovo intervento sui conti avrebbe un carattere recessivo". Con un avvertimento: "Monti le idee chiare ce l'ha" anche se "un conto è scriverle in un saggio, un conto è applicarle al governo".
Tuttavia, Monti "deve reggere, altrimenti l'Italia affonda". Anche ai partiti risponderà dunque domani il premier, nella conferenza stampa di fine anno in cui dovrebbe dettagliare di più la sua agenda per il 2012.


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