Mumbai/ Nuove minacce via mail, "colpiremo con risciò-bomba"
I Mujaheddin del Deccan tornano farsi vivi e, dopo aver rivendicato gli attacchi di Mumbai, minacciano di colpire usando riscio'-bomba contro obiettivi turistici. Una e-mail firmata dal gruppo terroristico avverte che i prossimi obbiettivi saranno l'aeroporto internazionale intitolato a Indira Gandhi e il le tre stazioni ferroviarie più importanti.
Il 13 settembre un veicolo a tre ruote alimentato a gas fu fatto esplodere nel mercato Ghaffar, un attentato che allora sembrò inspiegabile, ma che oggi appare come un 'test' dei terroristi per verificare l'efficienza di questo nuovo metodo. Con le loro bombole di gas, i risciò-bomba rappresentano un'arma molto più letale di una vettura alimentata a benzina o diesel e per questo le autorità hanno iniziato una serie di controlli mirati nei luoghi pubblici e in particolare sulle strade che portano a stazioni e aeroporti.
"Le informazioni in nostro possesso parlano di un veicolo bomba piazzato in un luogo affollato e per questo è stato deciso di sottoporre a particolari controlli i veicolo a tre ruote, specie quelli che viaggiano senza passeggeri" ha detto una fonte del governo al 'Times of India'.
L'INDIA CCUSA IL PAKISTAN. L'India ha formalmente protestato con Islamabad per le stragi di Mumbai, ha accusato "elementi" pachistani di essere dietro gli attacchi e ha chiesto al governo di Islamabad di "agire energicamente". "L'alto rappresentante del Pakistan è stato convocato questa sera al ministero degli Esteri" ha fatto sapere il governo di New Delhi in una nota, "è stato informato che il recente attacco terroristico a Mumbai è stato portato termine da elementi dal Pakistan". Nella prima protesta formale a Islamabad, l'India dice di aspettarsi "che vengano prese azioni contro questi elementi, chiunque essi siano".
LA CASA BIANCA CAUTA. Gli Stati Uniti non hanno alcuna ragione di dubitare del Pakistan per le stragi di Mumbai. La portavoce della Casa Bianca, Dana Perino, ha detto che l'amministrazione Bush si fida del governo di Islamabad che assicura di non essere coinvolto nell'attacco terroristico di mercoledì scorso
Ignorati l'allerta dell'intelligence, raffica di dimissioni
Monta la pressione sulle autorità indiane dopo i sanguinosi attentati a Mumbai. Dopo le dimissioni del ministro dell'Interno indiano, Shivraj Patil, per "la responsabilità morale" dell'accaduto e quella del vice premier dello Stato del Mahararashtra, nelle ultime ore hanno offerto le dimissioni anche il potente consigliere per la sicurezza, M.K. Narayanan, e il premier del Maharashtra, Vilasrao Deshmukh. Un vero e proprio terremoto scatenato dalle polemiche seguite alla mancata prevenzione degli attentati. Mentre le indagini proseguono, emerge infatti con chiarezza che le agenzie di Intelligence avevano allertato lo Stato indiano di cui è capitale Mumbai sul rischio di attentati.
Ma il governo aveva ignorato gli allerta. L'ultima 'soffiata' era arrivata appena ventiquattr'ore prima del sanguinoso show-down. Ma già a marzo gli 007 avevano avvertito del rischio che gli alberghi fossero potenziali obiettivi; mentre ad agosto l'intelligence aveva fatto sapere che Lashkar-e-Toiba stava addestrando 500-600 terroristi e che il tentativo era di infiltrarli fingendoli pescatori.

La strage e i primi soccorsi
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