Ora l'inchiesta di Bari spaventa il Pd
Inchiesta Bari - Terremoto nel Partito Democratico. Franceschini contro Bersani? Bersani contro Franceschini? La Serracchiani? Chiamparino? Il congresso? Le primarie? Niente affatto. Tra i parlamentari democratici regna sovrana l'ansia dopo le dichiarazioni dirompenti del sindaco di Bari Michele Emiliano, proprio un esponente del Pd. Proprio nella città da dove è partita la nuova inchiesta che ha lambito il premier per le feste e le escort a Palazzo Grazioli e non solo. Il neo-rieletto primo cittadino del capoluogo pugliese ha detto di Berlusconi che "è un uomo di cui conosciamo tutto, anche le cose peggiori, da che cosa dovrebbe essere ricattato?".
E ancora: "Io ho fatto il magistrato per tanti anni: il ricatto funzionerebbe se Berlusconi fosse un bigotto moralista e qualcuno le avesse beccato a far traffici. A quel punto, pur di mantenere l'immagine di uomo integro, cede al ricatto". E arriva l'assoluzione: il presidente del Consiglio "non ha niente da nascondere. E' così. Non si è mai mostrato diverso. Lo dico al Pd: consideriamolo un avversario politico. Non possiamo affrontarlo ancora con un elemento pittoresco". Pesante poi il giudizio sui big del Centrosinistra: "I nostri non hanno diritto al trattamento che io riservo per Berlusconi. Da noi la coerenza tra comportamento privato e pubblico è un requisito per l'appartenenza al partito".
Infine il sindaco di Bari racconta come è nata la sua simpatia per il Cavaliere: "Non potrò mai dimenticare quando venne alla Fiera del Levante. Ero emozionatissimo, lessi molto in fretta il mio discorso. Quando tornai a sedermi mi mise una mano sulla mia mano... un gesto che nessun leader di Centrosinistra ha mai fatto. E mi disse: 'La prossima volta stia più calmo e legga più lentamente'. Ecco: in chi lo incontra suscita un sentimento di protezione, di simpatia umana. E gli italiani l'hanno capito".
Le parole di Emiliano, ex pubblico ministero, non sono passate inosservate. E all'interno del Partito Democratico vengono interpretate come il segno della smobilitazione. Inutile insistere sul premier, da Bari non uscirà nulla. Non ci sarà la scossa dalemiana, insomma. E non a caso il democratico Giorgio Merlo afferma che "contano i cittadini e non i problemi del premier". La preoccupazione nel principale partito di opposizione, semmai, è che l'inchiesta di Bari finisca per coinvolgere proprio il Pd.
"Compito della politica è rispettare i magistrati e la loro indipendenza". Lo ha detto Massimo D'Alema, ex presidente del consiglio dei ministri, a margine di un convegno in Bicocca a Milano, in merito all'inchiesta sulla sanità a Bari. "Le inchieste è bene che si sviluppino. Si vada a vedere fino in fondo se ci sono reati e responsabilità".
![]() D'Alema: del Pd non parlo La politica del governo favorisce i ricchi GUARDA IL VIDEO |
La prima vittima del Bari-gate, infatti, è una manager vicina al Partito Democratico. Lea Cosentino, il direttore generale della Asl Bari, l'azienda sanitaria più grande della Puglia, è a un passo dall'abbandonare la sua carica: "Prima di prendere ogni decisione ho bisogno di parlare con il presidente", dice lei, che venerdì ha ricevuto una perquisizione a casa e un avviso di garanzia con l'accusa di aver tentato di favorire l'azienda di Gianpaolo Tarantini. Già da sabato però la giunta Vendola l'ha messa alle strette chiedendole di lasciare in nome della trasparenza. Si aspettano, per definire la questione, poche ore: è imminente il ritorno in Puglia da un viaggio istituzionale in Canada del Governatore Nichi Vendola e quindi si stringerà il cerchio.

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L'avvicendamento sembra quasi scontato, non fosse altro perché il Governatore pugliese ha detto in tempi non sospetti che si seguirà il "modello di Alberto Tedesco", il suo ex assessore alla Sanità dimessosi dopo aver avuto la notizia di un avviso di garanzia. "Ripeto, voglio parlare con lui" insiste però Lady Asl, nemmeno 40 anni, affascinante quanto potente, che rivendica la sua estraneità alla vicenda. "Conosco da tempo i Tarantini, mai però li ho favoriti". La Cosentino è indagata insieme con l'imprenditore barese Enrico Intini, un altro industriale locale, Cosimo Catalano, e lo stesso Tarantini, accusati a vario titolo di corruzione e turbativa d'asta.
Secondo gli investigatori era in atto un tentativo di realizzare un cartello per aggiudicarsi un appalto che la Asl avrebbe dovuto bandire. La manager avrebbe anche partecipato a degli incontri con gli imprenditori, mentre Tarantini incassò una consulenza dal gruppo Intini. La gara non fu poi mai bandita, forse perché i Finanzieri bussarono a casa di Gianpi. A imbarazzare la politica ci sono poi i rapporti personali tra la Cosentino e Tarantini: lui era uno degli ospiti al compleanno della manager ("insieme ad altre decine di persone" chiarisce lei), mentre Lady Asl lo ha incontrato l'estate scorsa in Sardegna ("ma ho pagato tutto") ha chiarito ai Finanzieri, esibendo gli estratti conto della carta di credito relativi alla vacanza sarda.



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