Bari/ Escort senza distinzione di colore politico
Il sospetto - tutto da provare - degli inquirenti baresi è che il giro di escort ingaggiate dall'imprenditore barese, Giampaolo Tarantini, venisse impiegato in residenze esclusive di personaggi potenti - senza distinzione di colore politico - e che possa nascondere, o preludere, a pallidi tentativi di corruzione. Al momento - trapela da fonti giudiziarie - il filone della corruzione è però frutto solo di un sospetto non suffragato neppure da indizi.
Inoltre, come è trapelato giovedì, i magistrati già negli anni scorsi, indagando su Tarantini, hanno intercettato telefonate nelle quali si parla di festini a base di cocaina organizzati in sontuose dimore dai conoscenti di Tarantini ma non collegati al presunto ingaggio delle escort. A proposito della corruzione per ora c'è il solo ragionamento degli inquirenti: un ragionamento semplice da verificare con indagini ad hoc. Tarantini avrebbe ingaggiato e versato migliaia di euro a donne per farle partecipare a feste.
Perché lo avrebbe fatto? Per entrare - secondo gli inquirenti - nelle grazie di uomini di potere e per ottenere successivamente, da questi, favori per la sua attività professionale legata, almeno fino alla fine del 2008, alla società barese Tecno Hospital che fornisce protesi sanitarie. La società è coinvolta a Bari in due indagini: una, che fa riferimento a fatti della fine del 2008, del pm Giuseppe Scelsi, dalla quale è nata l'indagine sul giro di ragazze che, dietro pagamento, partecipavano a feste anche a palazzo Grazioli; l'altra condotta dal pm Roberto Rossi che invece fa riferimento a fatti che partono dal 2003. In tutte e due le indagini i magistrati ipotizzano il reato di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in epoche diverse. Ma viene contestato anche il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti nei confronti di persone che parlano al telefono di festini a base di cocaina.
Fuori-onda del premier con Ghedini
BERLUSCONI/ BARI; CRONISTI A CACCIA D'ADDARIO, ANCHE IL TIMES
A Bari tutti i cronisti - anche quelli del Times - cercano Patrizia D'Addario, ma sembra scomparsa la donna che con le sue dichiarazioni al Corriere della Sera ha dato la stura alle 'lenzuolatè di informazioni sulle feste nelle case del presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. A casa sua non torna da giorni e il tentativo dei giornalisti di sentirla sembrano destinati a fallire, per ora, anche perché D'Addario - a quel che si sa - è legata da esclusiva al Corriere e quindi foto di sua proprietà ed eventuali dichiarazioni sono destinati al giornale milanese. Da giovedì sera sono appostati sotto casa, nel quartiere Libertà, un'inviata del Times e un operatore, che hanno persino trascorso la notte in macchina, nella vana speranza di vederla rientrare. Venerdì mattina sembra si siano rassegnati: presto si allontaneranno per raggiungere il palazzo di giustizia, nonostante il pm inquirente, Giuseppe Scelsi, sia in ferie.
Bari/ Nelle carte una deputata Pdl e due esponenti del Pd
Non solo donne, ma anche cocaina. Punta alla droga l'inchiesta della procura di Bari sul presunto giro di appalti milionari e squillo che l'imprenditore Gianpaolo Tarantini avrebbe organizzato lungo la rotta Bari-Roma-Porto Cervo. Il fascicolo della magistratura conta infatti un nuovo indagato: Alessandro Mannavini. Si tratta di un giovane professionista barese, ingaggiato da Tarantini l'estate scorsa appositamente per l'allestimento di feste nella villa affittata in Sardegna. Nell'indagine sarebbero contenuti poi anche due nuovi nomi, venuti fuori nelle telefonate: il parlamentare del Pd, Gero Grassi e il vice presidente della giunta regionale, Sandro Frisullo, anche lui del Pd, in rapporti diretti con Tarantini.
"Conosco bene Gianpaolo (Tarantini, ndr), ma non so nulla dell'inchiesta", dice Frisullo. "Pranzi, cene, telefonate sì, ma non sono stato mai in Sardegna alle sue feste. Mi piacciono le donne - scherza Frisullo - ma non la droga". Allo stato non risulta che i due politici siano la indagati.
Lo è invece Mannavini che è stato convocato nella caserma della Guardia di finanza per rispondere all'accusa di detenzione di stupefacenti. Dalle intercettazioni sarebbe emerso che Mannavini avrebbe consumato coca in Sardegna. "Ma la posizione del mio assistito - tiene a precisare il suo avvocato, Marco Vignola - non ha nulla a che fare con la storia di prostituzione". Nel corso dell'interrogatorio il sostituto procuratore Giuseppe Scelsi ha fatto però domande precise a Mannavini: gli ha chiesto se avesse riconosciuto altre donne nelle feste in Sardegna a casa Tarantini e se avesse avuto mai sentore di un giro di prostituzione. L'uomo ha confermato che da settembre, una volta rientrati da Porto Cervo, non ha più lavorato per Tarantini.

Il calendario di Patrizia D'Addario
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