In Libia la vera vincitrice è l’Europa
di Giaguaro (dietro questo pseudonimo si nasconde un generale delle Forze Armate in servizio)
Come abbiamo appreso la situazione nella ex colonia italiana si sta evolvendo, pare definitivamente, a favore degli insorti, appoggiati dal consistente e decisivo ombrello aeronavale Nato. L'evento fa emergere alcuni dati che fino ad ora non paiono essere stati presi in esame dai vari commentatori di area politico-militare, che hanno prevalentemente posto l'accento sull'interrogativo che sembrerebbe pesare sul futuro di questo paese, relativamente a rischio di una ipotetica presa del potere da parte di movimenti integralisti islamici. 
Il dato principale che si evidenzia sotto il profilo militare, è costituito dal fatto che per la prima volta la Nato conclude positivamente un'operazione di guerra senza il prevalente e determinante concorso dell'apparato bellico americano. E' esperienza di chi scrive, che in passato ha prestato servizio inquadrato in reparti multinazionali a guida Nato, l'aver recepito, all'interno di tali comandi, una certa assuefazione (anche da parte di alleati europei notoriamente puntigliosi) all'idea di fare essenziale affidamento, nell'esecuzione di missioni militari particolarmente impegnative, sulla (effettiva) strapotenza militare Usa.
Questa volta, nonostante la defezione tedesca e con il determinante e richiesto aiuto italiano, i partner europei dell'Alleanza Atlantica hanno dimostrato di saper fare da soli. Ulteriore elemento di argomentazione è (come sempre) l'attribuzione del merito della vittoria. Secondo quanto da tempo immemorabile si dice, la vittoria ha molti padri, la sconfitta invece uno solo (l'effettivo responsabile o il capro espiatorio).
Il quotidiano "Il Giornale" pubblicava una significativa vignetta di Krancic nella quale erano disegnati i premier francese ed inglese, Sarkozy e Cameron, che marciavano nel deserto libico in uniforme coloniale italiana cantando "Tripoli bel suol d'amore"; evidente l'assenza del nostro leader nel momento della vittoria, condannato, durante la campagna, al basso profilo di quello tirato in guerra per i capelli dalla Nato, a causa della precedente troppo sbandierata amicizia col dittatore libico e ciò nonostante il decisivo contributo militare del nostro paese. Se volessimo effettivamente indicare il volto italiano della vittoria dovremmo riferirci al trio Napolitano-La Russa-Frattini, che é stato l'effettiva colonna portante dell'intervento nazionale, superando le perplessità del premier, la contrarietà della Lega (peraltro non così accanita) ed i dubbi dell'opposizione.
Concludendo vorrei aggiungere, relativamente ai timori riguardo al possibile avvento di un futuro predominio estremista islamico sulla Libia che, dall'osservazione esterna dei vari reportage e filmati di quegli eventi, non pare di riscontrare tra i combattenti ribelli una consistente presenza di riconoscibili barbuti miliziani integralisti e, d'altra parte sia i nostri istruttori militari, da tempo presenti tra gli insorti, sia i servizi segreti nazionali tradizionalmente ben inseriti nell'area saranno, ritengo, bene in grado di individuare, valutare e segnalare simili eventualità.



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