E' sempre lo stesso Pd... filo-berlusconiano
Di Giuseppe Morello
Da sempre nella sinistra italiana convivono due anime, una in un certo senso idealista e poco incline al compromesso, l’altra potremmo definirla realista, pragmatica o, come dicono i suoi detrattori, inciucista. L’incarnazione più recente di questo dualismo, che probabilmente risale a Gramsci e Togliatti, è il binomio Veltroni-D’Alema, con il primo nei panni del leader della “bella politica” però a corto di risultati, e il secondo con una vocazione alla manovra e alla trama politica più che ai discorsi che infiammano i cuori.
Questa differenza torna ad emergere in queste ore a proposito dei discorsi sulla reintroduzione dell’immunità, dietro i quali si cela il vero problema: come arrivare al dopo Berlusconi. Da un lato abbiamo la scuola “realista” impersonata da Luciano Violante che nell’intervista ad Affaritaliani.it (leggila), dicendosi d’accordo sulla reintroduzione dell’immunità (anche se – afferma – il momento non è quello giusto), lascia di fatto intravedere anche una disponibilità per una, diciamo così, uscita di scena del Cavaliere morbida, non punitiva e in qualche modo concordata. Dall’altro invece Enrico Franceschini che senza mezzi termini ha detto: “La posizione del Pd è contraria senza nessuna ambiguità”.
È curioso che a sostenere la tesi pragmatico-realista sia uno come Violante: magistrato, ex Pci e a lungo indicato come il punto di riferimento politico delle “toghe rosse”, mentre arroccato sulla posizione inflessibile e “pura” sia un ex democristiano, la cui tradizione politica ha sempre poggiato solidamente sul compromesso.
Resta il fatto che mentre Violante ha cercato di aprire una porta, Franceschini l’ha immediatamente richiusa, dimenticando che quasi sempre la purezza serve a salvare l’anima, ma in politica raramente muove le cose.



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