Il Terzo Polo presenta la mozione di sfiducia al ministro Bondi
Il Terzo Polo ha deciso di presentare una mozione di sfiducia con la richiesta di dimissioni del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Lo hanno annunciato oggi, nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, i tre 'saggi' che rappresentano le forze dell'alleanza e che hanno avviato una vasta ricognizione sullo stato dei nostri beni culturali prima di emettere il verdetto: Francesco Rutelli per Api, Fabio Granata per Fli e Rocco Buttiglione dell'Udc, in rappresentanza delle altre componenti (Mpa, Lib-dem e forze repubblicane e laiche). A illustrare i motivi della decisione, accompagnata da una "proposta in extremis" al ministro, e' Francesco Rutelli, che la motiva cosi': "Questa mozione di sfiducia e' e vuole essere un atto d'accusa drastico nei confronti di una politica culturale disastrosa che accomuna tutta la compagine di governo. Il ministro - scandisce Rutelli nel suo j'accuse - non e' stato in grado di far valere la sua iniziativa presso il presidente del Consiglio, il ministro dell'economia e il consiglio dei ministri nel suo complesso per affermare la priorita' della cultura nel nostro paese. E' la cultura italiana che entra in coma - decreta Rutelli - nel 2011".
Rutelli aggiunge pero' che il Terzo Polo e' pronto, in extremis, a ritirare la mozione qualora Bondi accetti le 5 proposte sulla cultura, che comunque saranno presentate come emendamenti al decreto Milleproroghe. Si tratta, in pratica, di cinque punti qualificanti: -una deroga che permetta l'assunzione di candidati idonei dei concorsi al ministero; - una proroga della tax credit e del tax shelter; - il reintegro Fus per 200 milioni di euro; reintegrare mostre e sponsorizzazioni degli enti locali; - restituire 300 milioni di euro per la tutela del territorio. "Se il ministro Bondi riuscira' a imporsi ai suoi colleghi nel consiglio dei ministri - spiega ancora Rutelli - sulla nostra mozione di sfiducia, che e' un atto politico, modificheremo il nostro atteggiamento in aula. Se Bondi viceversa non ce la facesse, scatterebbe la sfiducia e la presa d'atto che il coma della cultura italiana e' diventato irreversibile". Tocca poi a Fabio Granata spiegare che "si tratta di un atto di sfiducia politica al ministro Bondi, che va oltre il crollo di Pompei e si allarga a tutta la gestione della cultura italiana. E quindi - aggiunge l'esponente finiano - la risposta Bondi non la deve dare a noi, ma alla cultura italiana". Per Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, "c'e' una questione fondamentale che va altro il crolo di Pompei: l'articolo 9 della Costituzione, secondo il quale la cultura e' un elemento essenziale della vita dell'uomo". "Abbiamo quindi il dovere di tutelarlo - chiede Buttiglione - o lo consideriamo qualcosa di superfluo che si puo' anche tagliare nei momenti di difficolta'?". O piuttosto, si chiede il leader dell'Udc, "passa il messaggio per cui della cultura si puo' fare a meno tanto c'e' la tv con le veline?". Buttiglione conclude: "il ministro dimostri di avere a cuore la cultura e faccia propri i nostri emendamenti. Non vorremmo che sia proprio Bondi quello che spegne le luci quando il patrimonio culturale è
morto".



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