Battisti/ Il Quirinale esprime "incomprensione e dolore"

Giovedì, 9 giugno 2011 - 09:08:00


napolitano

Silenzio assoluto, quasi una cappa di gelo: la notizia che il "terrorista Battisti" non sarebbe stato estradato in Italia e' stata accolta cosi', la notte scorsa. Ma per prassi, al Quirinale, in casi come questi si rimanda ai precedenti, e questi sono molto espliciti per capire lo stato d'animo del Colle. Uno stato d'animo sintetizzabile con due parole: "incomprensione" e "dolore". Incomprensione per una scelta che non ha fondamento di alcun tipo se non sull'assunto quasi offensivo che in Italia lo stato di diritto non sia pieno. Dolore per le vittime del terrorismo ed i loro familiari. Anche perche' piu' di una volta, in passato, Giorgio Napolitano si e' speso in prima persona per una soluzione diversa di una questione che, sia detto per inciso, aveva rischiato di sfociare in un incidente diplomatico ancora pochi giorni fa, in occasione delle celebrazioni del 2 Giugno a Roma. Il Brasile, fino all'ultimo momento, aveva tenuto la propria delegazione al piu' basso rango possibile, quello di ambasciatore, e solo poche ore prima dell'arrivo degli illustri ospiti che avrebbero dovuto assistere alla parata militare e brindare con il Presidente della Repubblica era giunta la notizia che Brasilia avrebbe mandato il suo ministro degli esteri. Per chiarezza: il minimo indispensabile per non far dore che l'invito era stato snobbato. Infatti gli italiani avevano fatto sapere che avrebbero accettato solo i capi di stato oppure i capi di governo, i loro vice o i ministri degli esteri. Per capire: lo stesso Giappone, alle prese con la ricostruzione post-sisma aveva chiesto di mandare, per motivi di agenda, il ministro della cultura, e Roma aveva risposto che a a quel punto avrebbe fatto l'ambasciatore nipponico accreditato presso il Quirinale.
 

Insomma, la freddezza con il Brasile era gia' palpabile una settimana fa, presagio attendibile delle decisioni di stanotte, che giungono come piu' di una doccia fredda. Napolitano, nel tempo, ha fatto del caso Battisti una delle cifre del suo settennato. Lo scorso dicembre, di fronte ad un primo no, affido' il suo disappunto ad una nota ufficiale. "La decisione del Presidente Lula ha suscitato in me profonda delusione, amarezza e contrarieta'" disse pubblicamente. "Gli avevo scritto nel gennaio 2009, illustrandogli ampiamente le circostanze di fatto, e gli argomenti giuridici e politici, che chiaramente militavano per la concessione dell'estradizione di Cesare Battisti; gli riproposi tutti i termini della questione incontrandolo a L'Aquila in occasione del G8 e ricavai da quell'incontro motivi di fiducia nella comprensione, da parte brasiliana, delle ragioni dell'Italia", aggiunse, "A maggior ragione, mi appare incomprensibile la decisione, le cui motivazioni appaiono tanto infondate quanto insensibili alle garanzie dell'ordinamento giuridico e alla tradizione democratica del nostro paese. Non mi resta che confidare in una seria considerazione, nelle competenti sedi brasiliane, delle nuove istanze che saranno prodotte dalle autorita' italiane ; e rivolgere un pensiero addolorato alle vittime dei crimini di Battisti come di tutte le vittime del terrorismo".

Proprio di fronte ai parenti delle vittime del terrorismo, ancora il 9 maggio scorso smonto' l'affermazione alla base delle teorie giuridiche contrarie alla messa in liberta' del terrorista, vale a dire che in Italia lo stato di diritto godrebbe di sovranita' limitata. Ricordando gli Anni di Piombo, il Capo dello Stato disse: "Sul fronte della giustizia la battaglia fu vinta - ecco il come piu' importante - in nome e nel rispetto della Costituzione e dello Stato di diritto, retaggio prezioso e irrinunciabile della lotta antifascista e della Resistenza". Poi, con chiaro riferimento a qualche giurista d'Oltreoceano: "Impressiona veder rievocate le teorizzazioni giustificazioniste del brigatismo rosso e le polemiche diffamatorie e ostili nei confronti delle istituzioni democratiche italiane e dei loro comportamenti. Un qualificato giurista francese che smonta quelle teorizzazioni e quelle polemiche come prive di plausibilita' giuridica, e che mostra come le misure di emergenza adottate dal Parlamento e attuate dalle autorita' del nostro paese furono 'proporzionate al pericolo istituzionale esistente', non travolsero le garanzie fondamentali sancite dalla Costituzione, non implicarono una trasformazione del nostro Stato di diritto in Stato autoritario, essendo 'ragionevolmente' - come sanci' la Consulta nel 1982 - rivolte a proteggere l'ordine democratico e la sicurezza pubblica contro un pericolo estremo". E se qualcuno ancora avesse avuto ancora bisogno di afferrare il concetto, ecco la citazione diretta del caso Batisti: "Ecco quel che va argomentato e ancora ribadito nettamente e fermamente, di fronte a residui pregiudizi, a residue mistificazioni, che pesano, ad esempio, sul rapporto tra Brasile e Italia nella vicenda dell'estradizione, rimasta incomprensibilmente sospesa, del terrorista Battisti".
"Il terrorista Battisti", lo chiamo'. Come a voler ricordare che altri terroristi, prima di lui, anteponevano la definizione "il boia" al nome della vittima del loro ultimo attentato. Ma di questo, pare di capire al Quirinale, qualcuno non ha tenuto conto. Che delusione, che amarezza

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