Il nuovo ordine mondiale di Obama
"Respingo con convinzione la semplice idea che di fronte alla crescita delle potenze emergenti come Cina, India e Brasile, sia inevitabile un declino di Stati Uniti ed Europa". Così il presidente Usa ha lanciato il suo segnale di speranza al mondo occidentale. Davanti al parlamento inglese riunito in completo per la prima volta ad ascoltare un capo di stato straniero, Obama ha cercato di riavvicinare gli Stati Uniti al Vecchio Continente. Negli ultimi dieci anni la politica della Casa Bianca ha virato bruscamente verso le potenze emergenti, in special modo la Cina. Mentre da un lato Washington ha vissuto il momento più buio della sua economia, i Paesi asiatici hanno invece sperimentato un boom economico sorprendente che ha messo nelle mani di Pechino una fetta consistente del debito pubblico statunitense. 
IL GIGANTE - Gli Stati Uniti si sono sempre vantati di essere giganti, sia in termini economici che militari. Oggi non è più così: di giganti ce ne sono altri e non appartengono all'Occidente. "La nostra più grande ricchezza non sta nell'industria o nell'apparato militare", ha detto Obama davanti ai parlamentari inglesi, "ma nei nostri valori". Valori che accomunano le due sponde dell'Atlantico, in un'alleanza capace di cambiare le sorti del Pianeta.
LIBIA - Libia e mondo arabo, Obama è stato chiaro: "Agire è un dovere. Che mondo lasceremmo ai nostri figli se non facessimo nulla? " Gli Usa ancora una volta si pongono come campioni morali del Mondo. Una carica che si sono auto assunti durante la Seconda Guerra Mondiale e che adesso tentano di mantenere, non senza problemi. Obama vuole sostenere le rivoluzioni nel mondo arabo, ma con quali uomini e soldi? Washington chiede il sostegno dell'Europa, che però nicchia presa com'è dalla crisi economica. Gli Usa cercano un partner e per ora le capitali europee hanno risposto, ma è probabile che nei prossimi anni Paesi come la Cina, l'India o il Brasile saranno chiamati a fare la loro parte.
IL G20 - "L'economia che era sull'orlo della recessione è ora stabile e in ripresa, ma non si deve dimenticare che i fallimenti del mercato possono diventare globali e richiedere risposte internazionali", Obama affronta di petto il problema più serio di questo nuovo secolo: un'economia globalizzata traballante. "Una crisi finanziaria iniziata a Wall Street ha contagiato ogni continente ed è per questo che dobbiamo lavorare attraverso forum come il G20 per prevenire gli abusi del passato". Riforme commerciali, riforme finanziarie. E' dall'ottobre del 2008, dal fallimento della banca d'affari Lehman Brothers, che nelle cancellerie di mezzo mondo si parla di riformare il sistema. Giovedì Obama sarà al G20 e forse, in quella sede, davanti ai potenti del mondo (vecchi e nuovi), riuscirà a strappare un accordo e ad imporre il suo ordine mondiale.
Tommaso Cinquemani



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