Il fantasma dell'Iraq dietro la caduta di Gheddafi
Di Massimiliano Santalucia
Nella confusione del dopo Gheddafi c'è un fantasma che si aggira per la Libia post-regime; quello dell'Iraq. Malgrado il conflitto nell'ex-colonia italiana non sia ancora completamente concluso, si comincia già a pensare a quella che potrà essere la ricostruzione del paese cercando però di evitare gli errori che hanno caratterizzato il periodo successivo alla caduta di Saddam Hussein. Dopo l'invasione anglo-americana il paese asiatico è caduto in una spirale di violenza e anarchia che ha causato centinaia di miglia di vittime e a cui le truppe statunitensi per i primi anni non sono riuscite a far fronte. Questo scenario fu favorito dallo smantellamento totale del precedente apparato statale che non fu però rimpiazzato adeguatamente creando così un vuoto di potere e di amministrazione. Il contesto libico di oggi ha indubbiamente dei punti in comune col caso iracheno. Anche qui c'è un paese privo praticamente di tutto, dalle infrastrutture alle istituzioni politiche, che esce da una lunga dittatura basata sul culto di una sola persona. Manca un esercito e una polizia, senza contare le bande armate presenti in ogni provincia e non sempre sotto controllo.
Il governo di transizione dei ribelli dovrebbe essere l'organo preposto alla vigilanza sul territorio, ma allo stato attuale non c'è ancora alcuna garanzia che riesca in questo intento. Addirittura non c'è la certezza che l'opposizione libica riesca a restare unita una volta eliminato Gheddafi. L'opposizione al dittatore è stato finora l'unico collante dei rivoltosi, ma il loro fronte è tutt'altro che omogeneo e durante la transizione le divergenze potrebbero riemergere. Ma il punto che più preoccupa le cancellerie occidentali e che maggiormente rimanda all'esempio iracheno è quello del conflitto etnico. In Iraq la caduta di Saddam ha portato a una vera e propria guerra civile fra la maggioranza sciita perseguitata sotto il dittatore e la cospicua maggioranza sunnita che godeva di maggiori privilegi. In Libia lo scenario è ancora più complicato in quanto vi è una maggiore frammentazione etnica fra le numerose tribù, elemento che Gheddafi aveva sfruttato molto bene per governare. Come spiega ad Affaritaliani.it la professoressa Leslie Vinjamuri, docente di studi internazionali presso la School of Oriental and African Studies della University of London un'ipotetica conflagrazione etnica in Libia non è scontata ma non è nemmeno impossibile. "Una volta eliminato Gheddafi la sfida per la sua successione sarà piena di pericoli e il rischio di divisioni settarie è alto. Il solo modo per evitarle è la creazione di un governo il più ampio possibile che comprenda tutte le componenti del paese e che punti alla coesione nazionale evitando che un gruppo tribale prevalga sugli altri" dice la professoressa Vinjamuri. In questo scenario resta da capire anche quale sarà il ruolo dei paesi occidentali. La Francia ha dato già modo d'intendere che giocherà un ruolo di rilievo nella Libia post-Gheddafi proponendosi come primo partner commerciale e strategico. Anche l'Italia tenta di fare la sua parte tanto che, relativamente ai progetti per lo sfruttamento degli impianti petroliferi libici, l'ENI sembra in grado di mantenere una posizione di forza. Tutto sommato non è andata male; se si considera la lentezza con cui Roma ha aderito alla coalizione anti-Gheddafi e addirittura la simpatia implicita verso di lui mostrata da una componente essenziale della maggioranza poteva andare peggio e l'Italia rischiava di essere estromessa da una delle sue poche zone d'influenza. Ma il ruolo degli occidentali in Libia sembra essere destinato ad andare ben al di là di una partnership commerciale ed energetica con il futuro esecutivo.
"Con ogni probabilità la Nato dovrà inviare truppe da terra per una missione di Peacekeeping" spiega ancora la professoressa Vinjamuri. "Questa missione dovrà collaborare strettamente con le autorità libiche per facilitare la formazione di un nuovo esecutivo e che garantisca l'avvio di riforme nel paese." Malgrado questo scenario d'incertezza sembrano esserci però anche degli elementi di potenziale ottimismo. In Iraq la caduta di Saddam Hussein fu dovuta esclusivamente a un intervento esterno e, malgrado l'astio della comunità sciita verso il dittatore, i "liberatori" americani furono percepiti come truppe di occupazione. Non è questo il caso della Libia dove, malgrado l'essenziale appoggio della Nato, la ribellione è nata spontaneamente fra i libici ed è stata condotta fino in fondo da libici. Questo farebbe venir meno uno degli elementi che avevano reso esplosiva la situazione nel paese asiatico rendendo la guerra in Libia assai meno colonialista di quanto i suoi detrattori vogliano far credere. Inoltre mentre in Iraq si è arrivati al dopo Saddam completamente impreparati, in Libia il consiglio dei ribelli ha già preparato un piano di 37 punti che dovrebbe regolare legalmente la transizione nell'immediato periodo post-Gheddafi. Si tratta di una sorta di road-map secondo la quale vi dovrebbero essere elezioni per un'assemblea costituente nel giro di otto mesi; quest'istituzione avrà il compito di scrivere una costituzione che verrà sottoposta e referendum e dovrebbe poi formare un governo ad interim. Sempre secondo i 37 punti la Libia dovrebbe anche andare ad elezioni legislative entro 20 mesi dalla definitiva caduta del regime. Tale scenario non è detto che si realizzi, ma indubbiamente mostra come un percorso per gestire la transizione sia stato quantomeno programmato. Il dopo-Gheddafi è pieno d'incertezze ed è ancora presto per dire cosa realmente succederà. Tuttavia ricostruendo un paese dalle fondamenta dopo quattro decadi di dittatura e sulla scia di una ribellione interna spontanea, l' ex-colonia italiana potrebbe avere la possibilità di diventare un esempio inedito nel mondo arabo. Un esempio di tentativo di democratizzazione dall'interno che potrebbe incoraggiare altri paesi dell'area a seguirne le orme. La primavera araba che da Febbraio sembrava segnare il passo è forse entrata in una nuova fase.



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