Il Cremlino segue Obama
Lo scambio di spie effettuato la scorsa settimana non è degno di essere discusso. Anche se la storia è senza dubbio adatta a ispirare una fiction televisiva, essa è priva di qualsiasi contenuto appena profondo. Ma la calma riservatezza che la leadership russa ha mantenuto durante tutta la vicenda potrebbe indicare un mutamento sostanziale nella politica estera della Russia.
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Durante la sua visita a Mosca, un anno fa, il Presidente americano Barack Obama annunciò quella che sarebbe essenzialmente stata la nuova politica verso la Russia. Dopo aver ascoltato il suo discorso alla New Economic School, l'élite russa, abituata a vedere il mondo in termini di bianco e nero, è rimasta spiazzata.
Che cosa propose Obama? Una amicizia profonda e duratura o un'altra Guerra Fredda? Nessuna delle due cose. La reazione più comune al discorso di Obama fu di smarrimento. Tuttavia, ora che è passato un anno, è possibile affermare con una certa cautela che la leadership politica russa non solo ha ascoltato i suggerimenti del presidente americano, ma ne ha fatto tesoro applicandoli nella pratica politica quotidiana.
Obama diede allora una descrizione di massima della posizione degli Stati Uniti per quanto riguardava questioni come la NATO, il terrorismo internazionale e la cooperazione economica. Disse anche che Washington avrebbe scelto il suo corso d'azione indipendentemente da Mosca e che, se la Russia avesse desiderato intensificare le relazioni con gli Stati Uniti, questi ultimi si sarebbero comportati di conseguenza. Se, d'altro canto, con i suoi atteggiamenti la Russia avesse dimostrato di volere una nuova Guerra Fredda, allora l'avrebbe ottenuta.
Molto, se non tutto, sarebbe insomma dipeso da Mosca. Ecco perché per l'élite russa è stato così difficile elaborare una reazione al discorso di Obama. I leader russi non sono abituati ad assumere così tante responsabilità. La politica russa verso gli Stati Uniti è sempre stata puramente reattiva. Gli Stati Uniti preparano il terreno e il Cremlino risponde. Ora l'America offre a Mosca un menu completo di opzioni, lasciando ai russi piena responsabilità per la scelta. Non è stata una grande sorpresa che Obama abbia deciso di assumere una simile posizione. L'aver scelto Michael McFaul come principale consigliere sulla Russia è stato il segnale che non vi sarebbero stati né caldi abbracci né una nuova Guerra Fredda.
La più grande sorpresa per me è che la leadership russa, a quanto pare, ha preso sul serio il messaggio del presidente americano. Durante l'anno passato, Mosca non ha avviato alcuna iniziativa politica antagonista e, al tempo stesso, la sua politica verso Washington è diventata più realistica.
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Paesi come Gran Bretagna, Spagna, Germania e Giappone, che prima o dopo sono stati tutti nemici degli Stati Uniti nel corso degli ultimi 250 anni, alla fine hanno imparato a vivere con gli Stati Uniti, non hanno ceduto fette di sovranità diventando completamente dipendenti da Washington, né hanno litigato con gli americani per questioni minori o pretestuose. Un processo sinora più facile da intraprendere per la Russia, un Paese che non si è mai trovato realmente a combattere una guerra contro gli Stati Uniti. Come Obama deve aver sperato, un senso di responsabilità per la sorte dei rapporti USA-Russia ha cominciato a influenzare le decisioni e le parole della leadership russa.
Il fatto che il recente scandalo di spionaggio non abbia portato all'abituale dura retorica di Mosca, anche in funzione di un guadagno politico nazionale, rivela, forse più di ogni altro segnale, che il Cremlino è finalmente disposto a rimodellare le proprie relazioni con l'America (Traduzione a cura di FNRmedia).
Scritto da: Konstantin Sonin è professore presso la New Economic School di Mosca ed editorialista di Vedomosti



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