"Monti uomo del Nord". La prima biografia non autorizzata del premier
Affari Italiani Editore pubblica la prima biografia non autorizzata del premier Mario Monti. Di seguito la prefazione a "Il Sacro Monti", scritta da Giuseppe Baiocchi, storico e giornalista, già direttore de 'La Padania' e caporedattore del 'Corriere della Sera'.
La prefazione di Giuseppe Baiocchi
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Il Sacromonte (al singolare) è la montagna che sovrasta la città di Varese. È il più noto degli itinerari religiosi in salita con le 14 cappelle della Via Crucis voluti da San Carlo Borromeo per fortificare la fede popolare di fronte all’espandersi del Protestantesimo. Non lontano dalla cima c’è anche l’Osservatorio astronomico e il Centro Geofisico Prealpino che ogni giorno da mezzo secolo comunica ai lombardi il quadro meteorologico con l’esortazione via radio a coltivare anche con la tempesta “pensieri positivi”. Se il luogo di nascita ha un significato

vale anche per chi da lì è partito senza rinnegare le radici. Come Supermario, ben piantato in terra e formatosi in quel peculiare e inimitabile milieu della borghesia ambrosiana. Educato infatti secondo principi e valori forti, mai esibiti eppure solidi e distintivi. Nel sottofondo di un riservato cattolicesimo liberale, intriso di ironia manzoniana, e pervaso da un robusto “senso del dovere”. Che si ritrovava, senza imbarazzi o steccati, con l’analoga propensione di una borghesia più laica, ma altrettanto moderata nei toni e discreta nei comportamenti.
E che aveva, vuoi per richiamo divino vuoi per virtù civiche, la naturale e scontata consapevolezza che l’impegno e il rigore professionale e la responsabilità sociale della classe dirigente era null’altro che il logico e doveroso corrispettivo dell’agiatezza di vita e del privilegio di nascita, di censo, di cultura. Un mix e un’etica tutta meneghina, coltivata nella concreta discrezione, e illanguiditasi poi in una abdicazione pubblica e nella limitata gelosia del privato, venata da una sterile opulenza. Eccetto qualche esponente della generazione appena uscita dalla guerra, come fu il caso della presenza pubblica di Piero Bassetti o il recente ritorno di qualche sindaco (come Albertini, la stessa Moratti e, in forme diverse, del giurista Pisapia).
Ma quei valori erano nell’imprinting genetico di giovani che, negli anni del boom, avevano “scoperto il mondo”: i primi a coltivare le lingue, a conoscere studi all’estero, ad allargare la visione del futuro in una Milano che pulsava di economia e di intrapresa. Mario Monti, campione timido, si dedicò con tenace applicazione, alla “scienza triste”, l’economia. E da custode antico del prestigio della “Bocconi”, ne ha fatto, con la sua severità creativa, una perenne fucina di talenti lanciati poi nelle accademie e nelle imprese di tutto il pianeta. E non è un caso che quell’Università accolga tutt’ora i giovani più svegli e più inquieti (moltissimi dal Meridione), pronti a subirne le regole spietate e la disciplina quasi conventuale per perseguire il sogno della piena realizzazione di sé.
Da lì, voce sempre più autorevole dell’élite lombarda moderata e mediana, lo sguardo sempre più disincantato (lo si capiva dai pensosi editoriali sul Corriere ) sullo sfarinarsi del Paese incapace di restare al passo con i tempi e su una politica sempre più ripiegata nelle sue convulsioni, abituata ormai solo ad elargire nella crescita irresponsabile del debito pubblico e afflitta da quel “buonismo sociale” tipico di una assenza di visione sul futuro.
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AFFARI ITALIANI EDITORE PRESENTA LA PRIMA BIOGRAFIA DI MARIO MONTI
Che cosa ha detto veramente Mario Monti? Da dove viene il bocconiano tutto numeri e ironia? Qual è stata la sua formazione scientifica? Quali sono stati i suoi maestri di vita? È veramente il salvatore dell'Italia? O solo un rappresentante dei poteri forti? È un massone? Un banchiere complottista? Un super liberista? Un eroe forgiato nelle scuole dei gesuiti che ha poi schiacciato a Bruxelles Bill Gates? O, infine, come lo definisce il Financial Times, un leader a tempo? O tutto sommato un povero cristo magari solo un po' narciso che ci ha messo la faccia proiettandosi senza gradini intermedi direttamente a Palazzo Chigi?
Una narrazione puntuale, a tratti anche dissacrante, del Monti anticasta e antipolitico: il suo "Tabernacolo" in Bocconi, il suo stile di vita, la dialettica ad effetto che buca lo schermo, scala gli indici d'ascolto, ipnotizza i giornalisti, un certo coraggio anticonformista con il quale riformerà l'articolo 18. E ancora: il suo loden molto milanese, diventato subito un trend, le prime alla Scala, la moglie crocerossina Donna Elsa, le sue cene a Palazzo Chigi, il fuoco amico della stampa dei partiti tradizionali cui Supermario sta succhiando voti e simpatie. |
Con qualche soprassalto di curiosità non ostile verso il “sangue giovane”, gli homines novi che entravano con successo nell’arena pubblica. Dal primo Bossi difensore dei piccoli produttori contro il parassitismo di Stato fino all’esordio del Cavaliere, annunciatore fallace di una “rivoluzione liberale” mai seriamente perseguita e del tutto incompiuta. Sarà proprio dal primo governo Berlusconi che accetterà però nel 1994 la prima nomina a Commissario Europeo, poi ribadita cinque anni più tardi dal governo D’Alema.
L’Europa appunto: quella realtà in formazione alla quale guardava con speranza e determinazione proprio quella aristocrazia intellettuale del Nord che fin dai tempi risorgimentali di Carlo Cattaneo (e pure dei fratelli Bocconi) si sentiva più cittadina del Continente che del Mediterraneo. E pure il rettore della Bocconi poco propenso al mare era più incline (nomen omen) ai monti: anche le vacanze infatti si dipanano da sempre nella quiete discreta di Silvaplana, a un passo da St Moritz. Il decennio passato a Bruxelles rese Monti conosciuto (e temuto) per la competenza e un certo savoirfaire nella comunità della classe dirigente internazionale. Anche quando, da Commissario al Mercato e alla Concorrenza, vietò una fusione tra due multinazionali statunitensi e comminò una gigantesca multa alla Microsoft di Bill Gates. Nella convinzione insieme interiore e pubblica che una legge giusta andava applicata sul serio, senza se e senza ma. Il rispetto e la considerazione che da allora accompagna Supermario nei circoli economici europei e d’Oltreatlantico aveva anche un profilo etico di spessore, anche se sempre condito con un attento understatement . E forse contribuisce a stemperare le voci complottiste intorno alla sua presenza autorevole nella Trilateral, nel Bildeberg, nel Bruegel, organismi riservati ma non segreti. E quanto alla Massoneria, il Professore ha sempre negato ogni appartenenza (perché, se pure lo fosse, non sarebbe certamente nel provincialismo nostrano).
Ma c’è un aspetto pressoché dimenticato dalle alluvionali ricostruzioni mediatiche sulla vicenda dell’attuale Presidente del Consiglio. Ovvero la contemporanea presenza a Bruxelles dell’allora europarlamentare e presidente della delicata commissione istituzionale dell’Europarlamento di Giorgio Napolitano. Ed è plausibile supporre che allora tra l’esponente dell’èlite economico-istituzionale e l’autorevole rappresentante di un’altra aristocrazia dell’intelletto, quella di scuola anglo-partenopea, (anch’essa credibile in sede internazionale) sia scattata la scintilla di una reciproca fiducia e di un’analisi in gran parte condivisa sui mali storici dell’Italia, oltre che necessità di porvi in qualche modo rimedio.
E questa consuetudine antica, pur se poco sbandierata, avvalora la sensazione che il ricorso “tecnico” al Professor Monti abbia avuto una gestazione ben più meditata e lunga della scelta di emergenza dettata dagli abissi della tempesta finanziaria e dall’attacco dei mercati speculativi.
Quando si è appalesato, con la nomina a senatore a vita e l’immediato incarico dapremier, il legame tra Supermario e “King George” ha dimostrato la sua potenzialità, con il punto di equilibrio del Colle capace di tenere al guinzaglio le forze politiche e le rissosità parlamentari. La sfida inedita del “governo tecnico” è quella di compiere il miracolo di sfrondare la pesante sovrastruttura dello Stato, di liberare le energie di un Paese compresso dalla bardatura insieme di normative invecchiate e dal clima guerresco di un bipolarismo ormai militarizzato. Così da trascinare tutta insieme l’Italia al destino e alla piena dignità europea.
Per anni, nel retroscena del discorso pubblico, si è ammessa la necessità del Paese di avere alla guida una Thatcher per smuovere il troppo ossificato: e il sogno inconfessato di tutti i leader politici (sinistra compresa) era quello di governare “dopo una Thatcher”, che però non si trovava mai. E forse il Professor Monti è l’ultima Thatcher che ci rimane. Con più misura, con maggiore aplomb, ma anche con la callida volontà di “scontentare insieme un po’ tutte le parti, le lobbies e le corporazioni ben incrostate” per poter davvero cambiare le cose.
Una logica da classe dirigente consapevole delle sue qualità e insieme sperimentata nella guida di corpose euro-burocrazie. Ma è anche una “élite senza popolo”, che rischia di approfondire il solco tra le istituzioni e la gente, nonostante il favore dei sondaggi e le nuvole d’incenso agitate dalla gran parte dell’informazione che va per la maggiore. Non è un caso che il Professore abbia scoperto, al volgere dell’anno nuovo, le potenzialità di comunicazione diffusa offerte dalla frequenza di comparsate televisive, con la compiaciuta sottolineatura della
diversità di stile e di discorso, così estraneo alle regole canoniche rapide e sloganistiche del linguaggio tv.
Nel Palazzo, e nell’universo mediatico che vi si nutre, il Professore è già sopportato quasi come un alieno, nonostante la “luna di miele” all’insegna della celebrazione forzata dell’inedita “sobrietà”. E già sono arrivati da inghiottire i primi amari bocconi (con la “b” rigorosamente minuscola). Come la critica sul cotechino e lenticchie per la cena di famiglia a Capodanno cucinati dalla signora Elsa nella foresteria di Palazzo Chigi. La realtà è che il senatore Monti non rinuncia a quella impostazione, “nordista” ed europea, che fa del lavoro costante, della serietà rigorosa e della determinazione tenace la cifra distintiva dell’azione di governo. (E il disagio mascherato che comunque traspare dalle pagine dei quotidiani romani, a cominciare da Repubblica, tradisce l’estraneità di fondo e l’attesa di una parentesi – pur benefica – che dovrà prima o poi consumarsi).
Certo, il sistema istituzionale non è attrezzato per il “miracolo necessario”, oppresso com’è dal giuridicismo esasperato da Azzeccagarbugli e dalla barocca bulimia regolamentare. E tuttavia la scommessa alta che ha conquistato il Professore è quella, in una finestra temporale limitata, di un “Paese in cui nulla sarà come prima” quando riconsegnerà il potere al rito democratico delle elezioni e al libero primato della politica. Il tempo è ristretto e non resteranno sopite a lungo le inquietudini di partiti e sindacati e i malesseri dell’immenso ceto medio torchiato di tasse nel reddito e nel patrimonio. Eppure nel trinomio “rigore, equità e crescita” sta la promessa impegnativa sulla quale ha ottenuto un capitale di pubblica fiducia, esposto però a tutti i rischi di rapida erosione.
Ci sarà un futuro personale e pubblico ? Anche se in diversi almanaccano sulla leadership naturale di una vasta coalizione politica, è difficile immaginare il Professore immerso nella polemica comiziante e nel sudore popolano di una furiosa campagna elettorale. Piuttosto si intravede, secondo il profilo da civil servant e da riserva della Repubblica, un logico sbocco nell’eredità del Quirinale, nel fatidico 2013. A condizione però che il “Sacro Monti” abbia costruito un prosaico e concretissimo miracolo tale da meritare, nella prassi accademica che gli è consueta, non meno di uno splendente “110 e loden” (con “n” finale).
Che cos'è Affari Italiani Editore?
Affari Italiani Editore non è una casa editrice tradizionale, elimina i costi e le complessità della distribuzione tradizionale e si rivolge direttamente ai lettori, ai quali offre libri di attualità, storie, idee, proposte di nuove frontiere del pensare e del progettare, libri su grandi temi politici, economici, culturali e di costume. Affari Italiani Editore è un progetto internettiano, figlio diretto della cultura della Rete e delle semplificazioni del web.
"Ancora una volta Affaritaliani.it arriva primo con un libro sul fenomeno Monti che ha modificato in poche settimane la politica e l'immagine dell'Italia", afferma il direttore Angelo Maria Perrino. "Dopo aver portato il giornalismo italiano sul web e il web nel giornalismo italiano, dopo aver rivoluzionato la forma giornale, con questo nuovo titolo su Monti proseguiamo nell'azione di profondo e strutturale rinnovamento dell'editoria libraria. In Affari Italiani Editore, grazie alla sinergia con il giornale on line e alla collaborazione di validi giornalisti esterni, il tempo che intercorre tra il momento in cui il libro viene pensato e il momento in cui esso viene messo in commercio on line è quasi un attimo, alla velocità del web. Vogliamo portare nel mondo dell'editoria italiana il nostro patrimonio genetico di nativi digitali, basato su velocità, leggerezza, senso delle novità, tempismo. Ci interessa far circolare rapidamente e con facilità le idee, le storie, le opinioni, i fatti e le piccole vicende italiane e di paesi stranieri. Poco importa se il tutto starà in un I-Pad, in un lettore per e-book o sulla cara e vecchia carta. Quel che conta è la semplicità dell'acquisto e prezzi di copertina accessibili e talvolta irrisori".
Il terzo libro della giovanissima Affari Italiani Editore uscirà il 20 febbraio.
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Affari italiani Editore ha già pubblicato:
"ASA IV - La clinica degli orrori. Santa Rita: la storia e la sentenza" a cura di Federica Mauri e Giuseppe Morello
"Escort da URL - Viaggio nella nuova prostituzione on e off line" di Claudio Bernieri
Claudio Bernieri (Milano, 1958), giornalista professionista, è stato inviato di guerra per l'Europeo in Africa, Balcani e Medio Oriente. Ha fondato la web tv letteraria Milanosmarritatv. Autore di "Non sparate sul cantautor. Ill suo ultimo libro è un'inchiesta sul campo: "ESCORT DA URL - Viaggio nella nuova prostituzione on e off line" Affari Italiani Editore.


il sacro monti
prefazione
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