A chi fa paura Ignazio Marino?
Continueremo a seguire, come abbiamo fatto venerdì per primi, il caso sollevato da Il Foglio sulle circostanze, apparentemente imbarazzanti, che hanno indotto sette anni fa Ignazio Marino a lasciare l'università di Pittsburgh e il collegato centro trapianti di Palermo. Ma continueremo a dare massima evidenza anche alle tesi politiche e alla piattaforma programmatica del professore e dei suoi "sottomarini" capitanati dal giovane e brillantissimo filosofo Pippo Civati, insieme con Ivan Scalfarotto e Beppino Englaro, Felice Casson e Rosa Calipari, Marta Vincenzi e Paola Concia, Pierfrancesco Maiorino e Francesco Laforgia. Come abbiamo fatto venerdì per primi e quasi solitari nel panorama pressoché silente dell'informazione nazionale.
Continuiamo a ritenere positivo l'irrompere nel dibattito interno al Pd e nella politica nazionale di un uomo diverso e discontinuo rispetto agli uomini e alle logiche della Casta e della politica lontana dalle gente e isolata nella sua autoreferenzialità. Pensiamo sia utile, addirittura terapeutica, per riempire il vuoto di pensiero e di senso del dibattito politico-istituzionale contemporaneo, specie di sinistra, una piattaforma "rivoluzionaria" come quella presentata giovedì 23 luglio alla Camera del Lavoro di Milano, molto obamiama e green, ma anche molto riformista e concreta. Ne diamo ampiamente conto in queste pagine, con testi, interviste e video originali, realizzati sul campo. Tra i quali segnaliamo, oltre al faccia a faccia in video con il candidato segretario, anche le dichiarazioni rilasciateci da Beppino Englaro e, interessantissima, l'intervista-video a Gregorio Gitti, spesso indicato come genero di Giovanni Bazoli e quindi interprete in filigrana degli umori del cattolicesimo radicale lombardo e del potere della finanza cattolica raccolto intorno a Banca Intesa, ma anche avvocato molto apprezzato, professore di diritto e fine politico, già legato a Rosy Bindi, con la quale in questa intervista divorzia definitivamente e con durezza ("ha tradito i valori e schierandosi con Bersani e Letta ha scelto il potere") dichiarandosi molto interessato alla mozione Marino, alla sua portata innovativa, al suo legame con l'Ulivo e con Romano Prodi.
E' un segno di cambiamenti profondi nel movimento carsico interno al Pd, che, essendo il più grande partito dell'opposizione è candidato naturale a prendere il potere e a guidare il paese quando e se, come è ovvio nelle democrazie mature, il governo di Centrodestra avrà esaurito il suo ciclo. Si assiste dunque a una scomposizione e ricomposizione di alleanze vecchie e nuove, di sodalizi ideali e di gruppi di influenza e di potere, di spostamenti, rimescolamenti e riallocazioni.



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