L'ANALISI DI AFFARITALIANI.IT/ Dopo il primo strike dei caccia francesi “Rafale”, che ha dato il via all’operazione, gli attacchi aeronavali si susseguono con una cadenza mai vista finora in nessuna delle ultime guerre moderne...

Domenica, 20 marzo 2011 - 18:10:00


Mentre gli eventi bellici libici si susseguono con la stessa velocità supersonica dei caccia alleati che stanno colpendo l’intero territorio libico, cerchiamo di rispondere “sul tamburo” ad alcune delle principali domande
che si rincorrono freneticamente su tutte le reti televisive mondiali e in particolare nel web, una mole di sapere che non è inferiore alla capacità di trasporto degli stormi dei giganteschi bombardieri B-2 che volteggiano nei cieli di Tripoli e di Bengasi.

Perché questa guerra non si vede alla televisione ? Cosa ci sarà di vero ? Si tranquillizzino gli amanti dei complotti e i dietrologi da salotto. Non c’è nulla di misterioso, anzi è tutto molto semplice e spiegabile. Ognuno dei vari network cerca di placare come può l’ansia di immagini e di notizie in diretta, anche in maniera fantasiosa e rocambolesca, ma non può fare diversamente. La guerra alla Libia (perché di questo si tratta) è attuata con armamenti che hanno il loro asso nella manica proprio nel continuo disturbo ed eliminazione di qualsivoglia segnale elettronico. Non vi è spazio, come abbiamo già visto nella guerra contro Saddam, per le corrispondenze degli inviati classici. Troppo difficile e pericoloso uscire dagli alberghi per cercare una visuale dalla quale tentare di raccontare ciò che si vede. Ancora peggio per cameraman e fotoreporter che non possono nemmeno ripiegare sul “colore” narrativo. Ma anche quando si riesce a girare qualcosa di degno diventa impossibile trasmetterlo in tempo reale per l’assenza di collegamenti satellitari stabili. Le continue evoluzioni delle scenario sul terreno d’azione determinano inoltre l’invecchiamento precoce di qualsiasi notizia. Non dimentichiamoci poi che Internet venne creata per scopi militari, ed è esattamente per questo che anche quelle che ormai consideriamo normali comunicazioni veloci, nell’attuale teatro libico subiscono pesanti rallentamenti di traffico, a volte veri e propri blackout, perché la priorità è ovviamente dei militari che hanno assolutamente bisogno di comunicazioni iperveloci e di tutta la disponibilità della rete di satelliti.

E allora cosa sta succedendo? “ Odessey dawn”, il nome che il Pentagono ha assegnato all’operazione militare in Libia, si può tradurre, come tutti hanno fatto, con: “ Odissea dell’alba ”, ma il termine dawn sta anche per aggiornare, albeggiare, albore, crepuscolo, inizio, palesarsi, principio, spuntare, venire in mente. Scegliete voi la traduzione che vi sembra più appropriata. Da alcune ore sono entrati in azione sulla Libia i bombardieri strategici statunitensi B-2, con tecnologia stealth (che li rende invisibili alle difese nemiche che non hanno la possibilità di individuarlo e quindi di abbatterlo) l’uso del bombardiere più potente, e costoso, del mondo fa chiaramente intendere la volontà della Coalizione di chiudere al più presto la guerra con la Libia. Dopo il primo strike dei caccia francesi “Rafale”, che ha dato il via all’operazione, gli attacchi aeronavali si susseguono con una cadenza mai vista finora in nessuna delle ultime guerre moderne. Con la copertura degli “aerei radar” Awacs (in realtà si tratta di Boeing 707 e 767 modificati). Con ritmi di 20/ 25 minuti decollano le squadriglie di “Rafale”, “Mirage 2000”,  “di F-16 Fighting Falcon”, F-18 americani, svedesi, norvegesi, “ Eurofighter 200 Typhoon”, si lanciano verso gli obiettivi prioritari: rampe missilistiche contraeree, radar, sistemi di telecomunicazione, mezzi corazzati, caserme, aeroporti.

Quando la minaccia delle forze di Gheddafi che cercano di ingaggiare i ribelli diventa impellente, entrano in azione anche gli “A-10” i caccia anticarro. Dal mare gli incrociatori lanciamissili Usa “Barry” e “Stout” in sincrono con i 3 sommergibili nucleari Usa, “ Scranton”, “Florida”, “Providence”, e il britannico “Trafalgar”, lanciano ( non appena le squadriglie “aprono”, cioè ripiegano per il rifornimento in volo ) a salve di 6 ogni 3/5 minuti i missili da crociera “Tomahawk”. Solo la scorsa ( prima notte di guerra) sono stati lanciati 480 “Tomahwk”. Un volume di fuoco impressionante, ma destinato a salire progressivamente d’intensità con l’avvicinarsi alle coste libiche della portaerei francese “ Charles De Gaulle” che imbarca oltre una quarantina di velivoli, tra “Rafale”, aerei d’attacco “ Super Etendard “, “ E-2c Hawkeye” ( con compiti di early warning ) e elicotteri “Dauphin”, oltre al suo armamento standard di missili antiaerei “ Aster 15” e “Mistral”. L’ammiraglia della Marina francese, la “ Charles de Gaulle” , che è accompagnata da una squadra navale di 8 unità, tra le quali una portaelicotteri e due fregate, a ore verrà affiancata dalla portaerei Usa “ Enterprise” ( che ha in linea di volo gli “F-18” e gli “Hornet” cacciabombardieri adatti per l’attacco al suolo, ricognizione e controllo aereo avanzato) dalla portaelicotteri “Uss Kearsage” ( che imbarca anche una consistente aliquota di marnine e di nawy seals ) e da altre unità che stanno dirigendo alla massima velocità verso le coste libiche. Non a caso da ieri sera, anche per far fronte all’imbarazzante salto in avanti fatto dalle forze francesi e inglesi, gli Stati Uniti hanno assunto il comando delle operazioni, inquadrandolo nel I° e II° Gruppo navale permanente di reazione rapida della Nato, quello finora impiegato per l’Operazione “Ocean Shield” (inaugurata nell’agosto 2009 e prolungata fino alla fine del 2012 ) con funzioni antipirateria ( in realtà anti-Iran ) e per appoggio alle operazioni in Afghanistan.

Qual è lo scenario dello prossime ore ? Tutti gli indicatori, strategici, tattici, politici, fanno ritenere che nelle prossime ore ci sarà, come testimonia anche l’uso dei bombardieri B-2, un progressivo forte innalzamento di tutti i livelli delle linee di attacco, cosi da azzerare qualsiasi minaccia residuale che potrebbe giungere dalle batterie missilistiche libiche scampate alle prime ondate di strike, dai pochi Mig-21 e Mig-23 rimasti, e soprattutto da lanciamissili portatili, facilmente occultabili. E’ assolutamente prioritario per la Nato agire con estrema durezza ma anche con la massima rapidità.

Gheddafi ha detto che tutto il popolo libico insorgerà contro i Paesi che lo hanno attaccato, c’è pericolo per l’Italia ?
Gheddafi, come Milosevic, Saddam, e tutti i dittatori che si sono trovati messi alle corde dalle forze militari della Nato e degli Stati Uniti, nega la realtà per insinuare nell’opinione pubblica dubbi sulla giustezza di questa guerra e ingenerare incertezze sulla sua utilità. E’ un classico, non lasciatevi fuorviare. Gheddafi ha addirittura annunciato che l’intero mondo islamico si solleverà contro la “ crociata sionista-americana-occidentale”, indossando così i panni di un nuovo Bin Laden.

Ma come, se fino a ieri il colonnello andava dicendo che senza di lui Al Qaeda avrebbe dilagato in tutto il Nord Africa  e il Mediterraneo, e quindi invitava i Paesi amici a sostenerlo ?
Il qaedismo gheddafiano è una patetica e disperata mossa, serve al Rais unicamente per cercare di guadagnare tempo, di fronte all’inevitabile. Al-Qaeda nel Nord Africa è sì presente, ma certamente ha fatto più favori ai servizi segreti di Gheddafi per i loro sporchi affari. Mentre l’opposizione libica è formata da giovani “internettiani” che si vogliono appropriare del loro destino, senza alcun legame con l’integralismo islamico, anzi guardano con sospetto ad ogni tentativo di etichettarli. Il discorso estremamente serio dovrà essere intavolato, dopo la definitiva sconfitta del regime, e non solo con i capi della ribellione libica ( dei quali allo stato sappiamo ben poco) ma con tutti i nuovi referenti in Nord Africa, in Medio Oriente, nei Paesi arabi del Golfo. Per comprendere a quale nuovo mondo essi aspirano”.

Quindi Gheddafi non costituisce una minaccia ?
Ciò che scrivo adesso potrebbe essere superato fra dieci minuti. Dalle informazioni di cui dispongo in questo momento, si può desumere che Gheddafi potrebbe reagire in tre modi. 1) Costringere ( come in parte ha già fatto e sta facendo), anche con le armi puntate alla schiena, masse sempre più consistenti della popolazione a trasformarsi in scudi umani, circondando tutti gli edifici ( ospedali e scuole compresi) che possono essere obiettivi dei caccia e dei missili della Coalizione. 2) Tentare di mettere in atto una qualche rappresaglia, seppur simbolica, lanciando anche un solo missile in direzione delle navi alleate. 3) Ricorrere – sempre ammesso che le abbia – ( Iraq docet) alle armi chimiche. 4) Cercare di fare prigionieri, come ha tentato di fare con l’equipaggio del nostro rimorchiatore. O come potrebbe fare nel caso venisse catturato un pilota alleato. Ma sono tutte mosse ipotetiche e, soprattutto, niente affatto convenienti se il colonnello vuole ancora sperare in una sorta di salvacondotto. Quello degli “scudi umani” è l’incubo peggiore per ogni forza militare. Nessuna guerra, come Israele insegna, non provoca vittime innocenti, i cosiddetti “danni collaterali”. Lo sforzo bellico della coalizione, che per l’appunto non sta usando missili di lunga gittata, nè di batterie navali, è proprio quello di ridurre il più possibile il numero delle vittime innocenti. Per puro gusto dell’iperbole consideriamo che se la Libia avesse di fronte una coalizione assolutamente disumana e spietata, con i mezzi di cui disposizione l’intero Paese sarebbe già stato completamente cancellato. Purtroppo la malaugurata ipotesi di “danni collaterali” va messa in preventivo, perché è la più ignobile delle armi sempre usata da tutti i dittatori e da tutti i terroristi che giocano sull’effetto che l’uccisione di civili innocenti provoca nell’opinione pubblica. Ma, purtroppo, non esiste guerra chirurgica.

E’ vero che ci sono anche le nostre forze speciali pronte a intervenire ?
“ Innanzitutto quando si tratta di queste argomenti, e soprattutto una guerra, è meglio non entrare in dettagli. Leggo che il nostro ministro della Difesa, ha annunciato che ha messo a disposizione della Coalizione 4 caccia e 4  “Tornado” (già in Libia), aerei particolarment adatti per le missioni a bassa quota contro le batterie antiaeree. La Russa ha anche aggiunto che “ l’Italia mette a disposizione della Nato ogni strumento le verrà richiesto”. Dichiarazione molto impegnativa. A puro titolo di cronaca, nell’area libica sono presenti, con vari scopi, diversi gruppi speciali, come gli incursori della nostra Marina, inquadrati nel Comsubin (Comando subacquei incursori) quelli del Sas (Special air service) inglese, i NavySeals americano, e i commando dell’Eos ( Escadrille des operationes speciales) francesi.


Questo intervento militare contro la Libia ha veramente il consenso mondiale ?
La Coalizione internazionale che si è mossa contro il regime libico a difesa della popolazione che rischiava il massacro, ha la copertura del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, il placet della Nato, dell’Unione Europea che partecipa coi suoi maggiori Paesi ( Francia, Inghilterra, Spagna, Italia, Belgio, Olanda, Norvegia, Danimarca), nonché della Lega Araba, la quale comunque è molto attenta all’evolversi della situazione, poiché teme che una situazione di belligeranza troppo prolungata finisca col far venir meno il consenso di quei Paesi arabi come Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, che appoggiano con propri aerei l’operazione Odessey dawn, e quindi si determini un pericoloso sbandamento all’interno del mondo arabo .

Ma quanto durerà la guerra ?
Non un minuto di più dello stretto indispensabile. Tutta la comunità internazionale ha espresso  un concetto molto chiaro, riassunto egregiamente dal nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che a questo proposito ha richiamato l’Italia ai suoi doveri esplicitati nella Costituzione, con riferimento all’articolo 11: “ In quell’articolo si parla di interventi coordinati dalle organizzazioni internazionali preposte a garantire la pace e la giustizia”. Tutto molto chiaro, nessun escamotage, i caccia che volano sui cieli di Tripoli e Bengasi sono pienamente legittimati. Per un volta, dalla fine della II guerra mondiale, tutto il mondo occidentale ha riconosciuto - dopo che il mondo diplomatico si è dovuto arrendere davanti all’evidenza dei massacri e alle continue false dichiarazioni di Gheddafi - che non poteva rimanere indifferente di fronte alla sistematica repressione delle libertà. Forse ad alcuni dei nostri connazionali questo non piacerà, ma siamo dentro questa partita, siamo in guerra, per cortesia, facciamo la nostra parte con dignità e senza ambiguità.

di Guglielmo Sasinini

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