Falkland, guerra di consensi
IN. Barack Obama. Malia e Sasha, le first daughters, non possono guardare la tv la sera durante la settimana scolastica. Lo vietano loro il papà presidente e la mamma first lady. Al ritorno da scuola, devono fare i compiti o studiare, e se non finiscono per le 18,30, l’ora di cena, continuano – dopo il pasto ovviamente – sino all’ora della buonanotte. Come presidente non se la sta cavando bene. Ma almeno come papà merita un dieci.
OUT. Gordon Brown. "Abbiamo fatto tutti i preparativi possibili per assicurare che gli abitanti delle isole Falkland siano adeguatamente protetti". Lo ha detto il premier britannico rispondendo a una domanda sulla tensione fra Gran Bretagna e Argentina salita dopo l'annuncio di Buenos Aires di chiedere un'autorizzazione alle navi straniere dirette alle isole Falkland-Malvine. Sul tabloid Sun è apparsa la notizia, poi smentita dal governo di Londra, che ci sarebbero già rinforzi in viaggio verso l'arcipelago: il quotidiano parlava di una 'task force' formata da tre navi militari, due da guerra e una da rifornimento. Non è più tempo di guerra, ma ora c'è il petrolio e non più il nazionalismo. E soprattutto avvicinano le elezioni sia in Gran Bretagna che in Argentina e sia Brown che Kirchner devono fare i conti con il calo di consensi.



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