Guantanamo, confessa il responsabile dell'11-9
Il presunto "cervello" dell'attacco agli Stati Uniti dell'11 settembre 2001, Khalid Sheikh Mohammed, e altri quattro detenuti di Guantanamo imputati per le stragi, hanno chiesto a un giudice militare di poter confessare la loro responsabilità e dichiararsi colpevoli, in apertura di un'udienza preliminare nella base militare americana a Cuba. Mohammed e gli altri hanno scritto una nota al giudice per chiedere di poter confessare, e saranno interrogati per verificare le loro intenzioni. Gli imputati per la prima volta sono in aula alla presenza di alcuni familiari delle vittime dell'11 settembre, estratti a sorte. L'udienza serve per preparare il processo vero e proprio, nel quale il Pentagono ha intenzione di chiedere la pena di morte per gli imputati. 
Il giudice militare Steven Henley ha letto la nota degli imputati - che hanno ricusato i propri legali chiedendo di potersi rappresentare da soli in aula - nella quale si chiede la convocazione di un'udienza di emergenza per poter ascoltare le confessioni e assicurano di aver preso questa decisione senza aver subito "alcuna pressione, intimidazione, o promessa". La commissione militare che si appresta a giudicare i presunti attentatori - per i quali verrà probabilmente richiesta la pena di morte - è stata criticata da esperti giuridici e anche dal nuovo presidente eletto degli Stati Uniti Barack Obama, che ha promesso la chiusura del campo di detenzione di Guantanamo Bay e l'assegnazione a tribunali ordinari - civili o militari - dei circa duecento detenuti ancora in attesa di giudizio a Guantanamo.
Secondo l'accusa, Mohammed avrebbe proposto gli attentati di New York e Washington a Osama Bin Laden già dal 1996 e una volta ottenuto il via libera dal capo di Al Qaeda avrebbe supervisionato lo sviluppo dei piano e l'addestramento degli attentatori suicidi nei campi in Pakistan e in Afghanistan. Il procedimento di interrogatori preliminari probabilmente si svolgerà ugualmente come previsto questa settimana. Cinque persone estratte a sorte tra le migliaia di familiari delle vittime dell'11 settembre potranno assistere al procedimento, completamente isolate dagli imputati e dai giudici, dietro una vetrata di plexiglass.



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