Grandi manovre a sinistra. Sarà Pisapia il “Papa straniero” ?
di Giuseppe Baiocchi

Berlusconi sta sempre lì e le frustrazioni si sprecano nel campo delle opposizioni. Al punto da far ripartire la ricerca affannosa del “papa straniero”. La copertina dell’Espresso può essere rivelatrice, con una lunga intervista al sindaco Pisapia non su Milano ma sui tormenti della sinistra nazionale e su un possibile programma elettorale. Ed è un sintomo di una crisi di prospettiva politica che attorciglia il cuore dell’opposizione, finora mascherata dalle inquietudini e dagli sfilacciamenti che devastano la maggioranza. D’altra parte, almeno sul terreno parlamentare, tutto si immobilizza in una continua replica del copione del 14 dicembre dell’anno scorso, quando con il passaggio dei finiani fallì per poco la votazione sulla mozione di sfiducia. Da allora, senza un briciolo di fantasia, il palinsesto si ripete da mesi.
Giuliano Pisapiasulla copertina de L'Espresso
Ogni volta si crea un’aspettativa carica di tensione sulla probabile caduta del governo che risulta regolarmente frustrata dalla realtà. Neppure è bastato tenere un deputato in galera in attesa di giudizio (forse servirebbe farne arrestare una trentina) : e non è neanche un bello spettacolo scappare dall’aula, lasciare i banchi vuoti, illudendosi di vincere con i giochini sul numero legale. Per la prima volta, da quando è cominciato questo tourbillon di voti di fiducia, il Cavaliere ha raggiunto i 316 della maggioranza assoluta. Bel risultato ! Consolarsi con dosi industriali di moralismo (che è notoriamente “l’ultimo rifugio degli incapaci”) e con il grido “dimissioni, dimissioni” non è, ahimè, fare politica. Ci si aspetterebbe invece da chi si candida a guidare il Paese almeno una parola sui temi davvero determinanti.
C’è una lettera Trichet-Draghi dalla BCE che detta gli impegni , un agenda di riforme irrinunciabili. E’ vero che l’Italia è cosi “commissariata”, perché il governo è debole, ma sono problemi da affrontare per tutta la politica. E, piaccia o non piaccia, mettere mano alla giustizia civile, al mercato del lavoro, alla previdenza e all’eccesso di burocrazia, è una strada che non si può scantonare. Perché rifuggirne aiuta solo il logoramento, e, paradossalmente, quasi più dell’opposizione che della maggioranza. E non è un caso che proprio a sinistra sembrano rapidamente consumarsi molte possibili leadership che difficilmente sopravviveranno al tramonto fisiologico del berlusconismo.
Se Bersani appare prigioniero dal dover inseguire la CGIL della Camusso a sua volta costretta ad inseguire la Fiom, Di Pietro sente sul collo il fiato di o’ bello guaglione sindaco di Napoli. Si va esaurendo l’appeal affabulatorio di Nichi Vendola, si prepara il sistematico boicottaggio del volto giovane di Matteo Renzi. E, allora, nella impotenza di tanti fallimenti, sembra emergere il protagonista “arancione”, quel sorprendente e rassicurante sindaco Pisapia, ancora in luna di miele con la platea anarchica degli “indignados” e in forte legame con l’equilibrio del Colle. Primarie o non primarie, a sinistra c’è un convitato in più…


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