Il Grande Centro? Non ci credono più neanche gli ex Dc. A meno che Rutelli...
Di Francesco Cocco
Lo chiamano Grande Centro. Un luogo dell'anima, più che politico, equidistante e estraneo ai due poli e, chissà perché in Italia, di ispirazione rigorosamente cattolica e neo-democristiana. Se ne parla tanto, per ora. E basta. Una volta sembravano stessero per farlo Clemente Mastella e Pierferdinando Casini. Era l'estate del 2007 e sostenevano un po' controvoglia il governo di Romano Prodi il primo (da ministro della Giustizia), la leadership di Silvio Berlusconi all'opposizione l'altro. Ma molte cose, in pochi mesi, sarebbero cambiate. Mastella contribuirà a far cadere il suo stesso governo, Casini rifiuterà il Pdl.
Capitolo Mastella. Dopo un anno di spaesamento, il celebre ceppalonese ha trovato un'intesa con il Pdl che lo ha portato al Parlamento europeo (a suon di voti, a dir la verità). Ormai al Grande Centro non ci pensa più. Alle prossime regionali, la sua Udeur presenterà liste proprie in quattro sfide: Campania, Lazio, Calabria (con il Partito Repubblicano italiano di Francesco Nucara), Puglia. Ma in tutti e quattro i casi, alleata con il Pdl. Udeur che, fra parentesi, sembrava a un passo dallo scioglimento e invece si è silenziosamente rialzata, almeno a livello di organigramma. In Campania, sua roccaforte massimamente nella provincia natale di Benevento, Mastella ha scelto come segretario regionale l'ex vicesegretario socialista Giulio Di Donato. Ha poi investito il calabrese Pasquale Donato per la segreteria del partito a Roma. Ma la vera stella dell'Udeur nel Lazio è Marco Verzaschi, ex sottosegretario alla Difesa e già assessore regionale all'Ambiente e poi alla Sanità con Francesco Storace. Comunque sia, e nonostante gli abituali tira e molla pre-elettorali, il percorso dell'Udeur è ancorato al centrodestra.
E Casini? Nonostante le recenti dichiarazioni di guerra, l'Udc quasi sicuramente non andrà da sola in nessuna regione, nel 2010. Se al Nord c'è da sciogliere il nodo dell'incompatibilità, vera o presunta, con la Lega, al centrosud i centristi hanno ampi margini di manovra. In Campania se la sta vedendo Ciriaco De Mita, cui Casini ha assicurato carta bianca, nel momento preciso in cui, un anno fa, il leader di Nusco ha fatto il suo ingresso dopo la rottura col Pd. Vicino l'accordo con il Pdl: ai centristi andrebbe la vicepresidenza e, contestualmente, la candidatura del suo deputato Domenico Zinzi alla presidenza della Provincia di Caserta con l'eventuale ingresso alla Camera di Giuseppe De Mita, nipote di Ciriaco e primo dei non eletti. In Puglia, se il Pd dovesse candidare il lettiano Francesco Boccia al posto di Nichi Vendola, l'Udc andrebbe col centrosinistra. Partita aperta in Calabria. Mentre nel Lazio pare ormai certo che l'Udc si schiererà con il Pdl, sotto le insegne di Renata Polverini (segretario Ugl) candidato presidente.
Ma c'è anche chi dal centro davvero non intenderebbe muoversi, custodendo la propria equidistanza e inalberando la propria matrice cattolica. Così, proprio alle Regionali del Lazio, ha preannunciato di voler correre con liste autonome Publio Fiori, ex An, sostenuto dai movimenti Rifondazione Dc e Rinascita Popolare. Dopo che i contatti con l'Udc per entrare nella Costituente di Centro sono falliti, Fiori ha cominciato a guardarsi intorno. Partendo dai più vicini per denominazione. Ma la Democrazia Cristiana di Giuseppe Pizza, oggi sottosegretario all'istruzione, non si muove dal centrodestra e dalla sfera di governo. Mercoledì 23 settembre, seduto insieme a Fiori al tavolo di un bar romano, dalle parti del Pantheon, c'era un altro cattolico e ex democristiano doc: l'ex ministro all'Istruzione e segretario del Partito popolare Gerardo Bianco, oggi leader di "Italia Popolare - Movimento per l'Europa", con Alberto Monticone e Lino Duilio. Ma la posizione di Bianco è chiara: da soli non si va da nessuna parte, specie se si manca pure di un radicamento elettorale come quello dell'Udc. Berlusconi mai, chiarisce Bianco: bisogna guardare al Pd. E aspettare il congresso. Ma ancor prima, gettare più di un occhio alle scelte di Francesco Rutelli. Racchiuse, secondo molti, nel suo ormai celebre "Libro per un partito mai nato", che sarà presentato il 4 ottobre a Roma, all'auditorium di Via della Conciliazione. Se i rutelliani decidessero prima o poi di abbandonare i Democratici, tutti i discorsi si riaprirebbero. Anche quello del Grande Centro.



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