E per lo stesso motivo Giovanni Goria lasciò
E' bastato un voto per mandare sotto il governo sul Bilancio. Proprio quello di Giulio Tremonti. Che si è attardato a chiacchierare all'esterno dell'emiciclo ed è arrivato in Aula 30 secondi dopo il limite massimo. Ma veramente credete che il ministro dell'Economia sia uno sprovveduto? Che non conosca i tempi dei lavori parlamentari? Certo, alla maggioranza sono mancati anche i voti di Bossi, di Scajola (ma non aveva appena fatto pace con il premier?) e dei Responsabili. Ma quello di Tremonti è stato decisivo. Proprio lui che sul Bilancio ha messo la firma ha fatto cadere il Bilancio. Colpo di sole di questo ritorno d'estate? Ma per favore. Il buon Giulio è stanco di essere additato come il male del Pdl e dell'esecutivo, come il signor no che fa tutto da solo. E così ha deciso di fare sul serio e di mandare sotto Silvio. Forse il governo non cadrà nemmeno stavolta, con buona pace di Fini e Bersani, ma il dado è tratto. Tremonti non ha più intenzione di giocare sulla difensiva. E' passato all'attacco. Il tutto mentre la Lega è sempre più spaccata e fuori controllo e il Popolo della Libertà è alle prese con suoi parlamentari che hanno il terrore delle urne. E' il caos, insomma. Berlusconi minimizza, ovvio... O forse tanto ovvio non è, trattandosi di un passo falso del governo su un tema fondamentale come il Bilancio. Come già chiesto da Bersani, il premier dovrebbe salire al Quirinale. E resta un fatto: nella storia della Repubblica italiana Giovanni Goria si dimise da presidente del Consiglio subito dopo la bocciatura in Parlamento del suo Bilancio. Accadeva nel 1988. Oggi siamo nel 2011. Alla fine non sono passati tantissimi anni... O no?


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