Gli italiani contro la legge bavaglio. Nessun limite alle intercettazioni
Per il 47% degli italiani i fatti emersi dall’inchiesta della Procura di Napoli sulla P4 rappresentano la preoccupante conferma dell’illegalità diffusa in alcuni ambienti politici ed economici del Paese. Per il 31% la scoperta della rete di Luigi Bisignani è invece la prova dell’esistenza, in Italia, di pesanti forme di condizionamento delle istituzioni democratiche da parte di poteri occulti. Solo un 22% afferma che si tratti di normali relazioni di affari e di potere. È uno dei dati che emerge da una indagine condotta dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis. 
“Gli scandali messi in luce dalle inchieste della magistratura negli ultimi mesi – afferma il direttore di Demopolis Pietro Vento – inducono l’opinione pubblica a ritenere che poco sia cambiato rispetto agli ultimi anni della prima Repubblica. Per quasi un terzo dei cittadini, la corruzione nella Pubblica Amministrazione si è addirittura aggravata, mentre – per 6 italiani su 10 – resta diffusa come prima. All’indulgenza degli ultimi anni sembra subentrare oggi nel Paese una crescente insofferenza: si avverte – conclude Pietro Vento - un chiaro, repentino mutamento nel clima d’opinione, confermato recentemente anche dall’esito del referendum sul legittimo impedimento”. Dopo una certa contrazione durata circa un decennio, risale la stima degli italiani nella Magistratura, della quale si fida oggi il 54% dei cittadini. L’inchiesta sulla P4, con le sue rivelazioni, ha riacceso intanto il dibattito sulle intercettazioni. Pur manifestando alcune perplessità sull’impiego eccessivo delle intercettazioni telefoniche da parte di alcune Procure, evidenziato da oltre un terzo degli intervistati, l’opinione pubblica non sembra condividere le iniziative legislative finalizzate a limitare l’uso di questo strumento investigativo.
Il 70% degli italiani, intervistati da Demopolis, esprime la propria netta contrarietà a porre dei limiti alle intercettazioni nelle indagini giudiziarie, nella consapevolezza – ribadita anche dal procuratore di Napoli Lepore e dal procuratore nazionale antimafia Grasso – che si tratti di uno strumento fondamentale senza il quale molte inchieste non avrebbero mai visto la luce. L’Istituto Demopolis ha analizzato anche le valutazioni dei cittadini sulla proposta, avanzata dal Governo, di proibire la pubblicazione delle intercettazioni sugli organi di stampa. Appena un sesto degli intervistati condivide l’eventuale divieto a tutela della privacy. La stragrande maggioranza degli italiani ritiene invece che debba prevalere il diritto all’informazione dei cittadini. Con due distinte posizioni: il 40% afferma che le intercettazioni vadano sempre ed integralmente diffuse, per non porre alcun vincolo alla libertà di stampa; il 43% degli intervistati sostiene che le intercettazioni vanno pubblicate, ponendo un limite soltanto alla diffusione di notizie sulla vita privata e su persone del tutto estranee al contesto di indagine. Netta è soprattutto la risposta dei cittadini all’ultimo quesito posto dall’Istituto Demopolis: le intercettazioni sulla P4 andavano pubblicate? Oltre i due terzi degli italiani ritengono di sì: un dato che sorprende e conferma nello stesso tempo la voglia d’informazione dei cittadini sulle degenerazioni di ampi settori del sistema politico nel nostro Paese.
Nota metodologica
L’indagine è stata condotta dal 25 al 27 giugno 2011 dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demòpolis su un campione di 1.002 intervistati, rappresentativo dell’universo della popolazione italiana maggiorenne. Direzione della ricerca a cura di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano, Marco Tabacchi e Maria Sabrina Titone. Approfondimenti su: www.demopolis.it



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