Giustizia/ Mancino: a rischio i processi per omicidio
Il disegno di legge sul processo breve mette a rischio reati di "sicuro rilievo sociale" come gli omicidi e le lesioni con colpa professionale, reati di natura economica e finanziaria o contro la pubblica amministrazione. L'indicazione è il vice presidente del Csm Nicola Mancino, che ha parlato alla commissione Giustizia del Senato sottolineando che "nessuno di tali reati riesce ad essere ultimato nel biennio".
"Allo stato nessuno può dire con sufficiente certezza a quanto ammonti la percentuale dei processi che ricadrebbero nella sanzione di estinzione ipotizzata nel disegno di legge in discussione. Ciò che in questo momento è possibile ricostruire è la condizione delle diverse realtà giudiziarie del paese ed effettuare un conteggio non troppo approssimativo del numero dei processi a rischio" ha spiegato il vice presidente del Csm. Anche nei tribunali che funzionano meglio ci sono "serie ragioni di allarme" per quanto riguarda «la rilevazione dei tempi di definizione sul primo grado" che "in alcun modo riescono ad essere definiti nel termine indicato di due anni e che ricadrebbero inevitabilmente nell'estinzione".
Nella stessa sede il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha detto che il governo non ritiene di risolvere tutti i problemi della giustizia italiana con il ddl, ma che tuttavia si tratta di "una leva per portare tutto il sistema a piena funzionalità". Il Guardasigilli spiega che il provvedimento sul processo breve porterà a prescrizione l'1% degli oltre 3 milioni e trecentomila processi in corso. L'incidenza sarà del 9,2% sui 391.917 di procedimenti in primo grado. "Queste le cifre chiave che ho detto e che ribadisco. Voglio nuovamente riferire che nel quinquennio 2004-2008 si sono prescritti nel nostro Paese circa 850mila processi con una media di 170mila processi l'anno e 466 processi al giorno. Ad Alfano ha replicato il capogruppo dei senatori dell'Italia dei Valori, Luigi Li Gotti: "Dall'audizione del ministro abbiamo scoperto un dato esaltante, che già oggi l'83% dei processi si conclude entro due anni. Mi chiedo a cosa serva allora una norma di questo genere quando, probabilmente, sarebbero utili solo dei correttivi. È chiaro che è fatta a uso e consumo dei due processi in cui è imputato Berlusconi".



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