Giustizia/ D'Alema: uscire dalla logica emergenziale
Il dibattito sulla giustizia deve essere il frutto di un dibattito pubblico civile, non demonizzante. Ne e' convinto Massimo D'Alema, che oggi ha preso parte alla presentazione di un volume dedicato alla giustizia dalla Fondazione da lui presieduta, Italianieuropei. Affiancato dagli interventi di Bruti Liberati, Luciano Violante, Gaetano Pecorella e Andra Orlando, D'alema ha tracciato il quadro di una possibile riforma della giustizia, denunciando i vizi che l'hanno finora impedita. "Il dibattito sulla giustizia - ha ragionato D'Alema - e' stato fin qui un dibattito militarizzato perche' condizionato fin dalla sua origine dall'idea che la magistratura fosse un attore politico contro il quale la politica doveva prendere determinate misure".
In quest'ottica, "Tangentopoli e' stata vista come un vero e proprio colpo di mano verso il sistema politico. Un'analisi sbagliata - scandisce D'Alema - faziosa, che ha inquinato fin dall'inizio il dibattito. Qualcosa di simile - avverte - sta avvenendo in questi giorni. Il riemnergere in modo cosi' drammatico di una questione morale rischia - ammonisce D'Alema - di aprire una frattura tra questa classe dirigente e i cittadini". E allora, bisogna riconoscere, per D'Alema, che "e' stato il fallimento della politica a dare spazio alla magistratura come guida morale del paese, in modo improprio e pesante, che ha finito per logorare la credibilita' della stessa magistratura, con la sua sovraesposizione". E quindi "il dibattito sulla giustizia non puo' non partire - osserva D'Alema - dall'esigenza di restuire credibilita' al sistema istituzionale complessivo, uscendo una volta per tutte da una logica conflittuale ed emergenziale".
Occorre lavorare "a un disegno piu' ampio di riordino istituzionale, anche con leggi parziali condivise, ma con una visione d'insieme che deve essere complessiva". "Nessuna riforma e' possibile - pensa il presidente del Copasir - senza ripensare i poteri del Parlamento, poteri di cui oggi esso e' privato. In questo quadro - prosegue D'Alema - c'e' spazio per una limitata rivisitazione della Costituzione in materia di ordinamento della magistratura". E' D'Alema rievoca il lavoro della Bicamerale: "che aveva intrpreso una via diversa, forse velleitaria, di unitarieta' della giurisdizione. Un'ipotesi - aggiunge D'Alema - non del tutto da scartare". L'esponente del Pd dice poi di "vedere i rischi di una totale separazione delle carriere dei magistrati. Credo - dice - ad una distinzione delle funzioni, ma all'interno di uno stesso ordine giudiziario che potrebbe comprendere le varie magistrature e non solo quella ordinaria". Poi i riferimenti all'attualita' politica. "In questo momento - osserva D'alema - ci si preoccupa delle garanzie dei cittadini eccellenti, con la prescrizione. Mentre non ci sono garanzie per i cittadini non eccellenti, che vanno ad sovraffollare le galere".
E allora - spiega D'Alema - la politica dovrebbe riconquistare l'autorevolezza necessaria per affrontare il percorso delle riforme costituzionali, sgomberando il campo dalle scorciatorie come il processo breve". E recuperare credibilita' per D'Alema significa agire "senza essere sospettati di agire solo per perseguire la propria impunita'". C'e' stato in questi ultimi quindici anni, "uno stillicidio di leggi e leggine dettate dalla necessita' di scansare la prossima udienza". Restando prigionieri di questa logica - si chiede D'Alema - "quale dibattito costituzionale si puo' fare? Solo uscendo da questa logica 'dello scansare la prossima udienza' si puo' cominciare a parlare di riforme".



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