Giovani parlamentari fuori di....meloni
Di Giuseppe Morello
I giovani italiani hanno scuole e università spesso scadenti, non trovano lavoro, se lo trovano è precario e malpagato, faticano a trovare casa, per questo non mettono su famiglia e non fanno figli.
Più o meno è questo il quadro. E cosa propone il ministro della Gioventú Giorgia Meloni? Di abbassare l'etá per essere eletti, portando da 25 a 18 anni l'età per essere eletti deputati e da 40 a 25 quella per diventare senatori.
La proposta spicca per involontario umorismo. Non si capisce infatti se è uno scherzo o se è la risposta assurda e demenziale a un problema serio. Lo slogan del ministro potrebbe essere: esci dal precariato ed entra in Parlamento. Il ministro Meloni sembra voler estendere ai giovani la logica dei suoi colleghi, che grazie all'elezione hanno risolto seri problemi di disoccupazione.
"Vorremmo dare un segnale - ha detto il ministro - di attenzione per i giovani, e dire che non si è mai troppo giovani per ricoprire ruoli importanti". E qui veniamo al secondo nodo della faccenda.
Consideriamo pure come lodevole l'idea di togliere il tappo normativo che tiene chiuse le porte del Parlamento ai giovani, ma non é che basti una legge. Fa un po' ridere cambiare la norma all'interno di un sistema politico in cui il più giovane non ha 25 anni, ma 60. L'Italia infatti è da tempo una gerontocrazia, ma non basta consentire per legge una elezione a un 18enne, se giá un 30enne ha poche chance di essere eletto. Che senso ha cambiare i parametri di una legge quando già gli attuali limiti non impediscono ai partiti di mandare in Parlamento solo gente che ha più di 50 anni, pur con qualche rara eccezione.
Visto che ci sono potrebbero mettere il limite anche ai 12 anni, o anche a 8, tanto non cambia nulla. Ministro Meloni, sicura di non avere qualche idea migliore per i giovani? Su, faccia uno sforzo, magari qualcosa le viene in mente.



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