Quotidiani di partito: il conto è salato

Martedì, 7 luglio 2009 - 14:00:00


Di Marco Gambaro

Giornali

I quotidiani politici costituiscono una particolarità del panorama editoriale italiano sia per il loro numero elevato che per la dimensione media estremamente ridotta, generalmente al di sotto della soglia industriale di sopravvivenza. Il cospicuo finanziamento pubblico che ricevono, organizzato con criteri discutibili, favorisce il panorama di frammentazione. Peraltro, esprimendo opinioni e orientamenti dichiaratamente partigiani, per un verso contribuiscono all’aumento della varietà di opinioni disponibili per i lettori. D’altra parte, però, rivolgendosi prevalentemente a una categoria di addetti ai lavori quali i militanti e il ceto politico, esprimono una discussione endogena che poca relazione ha con il contesto informativo dei cittadini comuni. In ogni caso, i quotidiani politici sono testate senza una focalizzazione territoriale, che selezionano un pubblico disomogeneo dal punto di vista socio demografico e pubblicitario. E queste caratteristiche li rendono estremamente deboli sotto il profilo diffusionale e pubblicitario.

COPIE VENDUTE E RESE

È utile dunque interrogarsi sulle condizioni di sopravvivenza e sulle modalità del sostegno pubblico, anche se per molte testate esistono pochi dati affidabili. Solo per Avvenire, Libero, Il Manifesto e l’Unità sono disponibili dati di dettaglio Ads, l'associazione che certifica i numeri sulla diffusione e tiratura dei quotidiani. Nel 2007, Il Manifesto e l’Unità hanno avuto livelli di resa, la differenza tra copie tirate e vendute in rapporto alle copie tirate, rispettivamente del 60 e del 73 per cento. Avvenire apparentemente restituisce meno copie, ma se si tolgono i 70mila abbonamenti, la resa sale al 56 per cento. Per Liberazione e il Secolo d’Italia (dati Fieg dai bilanci) le vendite risultano rispettivamente di 8mila e 3mila copie giornaliere, mentre le rese sono in ambedue i casi dell’87 per cento. A titolo di confronto, le prime tre testate nazionali hanno una resa del 21,9 per cento, mentre i quotidiani Ads tra le 20mila e le 50mila copie vendute giornaliere arrivano al 22,1 per cento. E le stesse diseconomie dei quotidiani politici si ritrovano in altre testate più grandi, ma con una scarsa base territoriale, come Libero o il Giornale che hanno rese del 49 e del 42 per cento, più che doppie dunque rispetto agli standard.n In altre parole, per ogni copia venduta ai lettori di un quotidiano politico, ce ne sono tra le sette e le nove che tornano indietro. È vero che il margine dell’edicolante viene riconosciuto solo sul venduto, ma distribuzione e  stampa si pagano sull’intera tiratura per cui il ricavo netto per copia e il suo contributo rispetto ai costi fissi è ampiamente inferiore a quello dei giornali commerciali. Senza contare che probabilmente per testate così piccole e senza una zona d’elezione la distribuzione costa percentualmente di più.

LA PUBBLICITÀ

Le cose non vanno meglio nella raccolta della pubblicità. Se nel 2007 i giornali italiani raccoglievano mediamente 86 centesimi di inserzioni pubblicitarie per copia venduta, la media per i quotidiani politici era di 20-25 centesimi per copia. Molti di questi giornali lamentano di essere discriminati dagli investitori pubblicitari. Ma la spiegazione non sembra ragionevole. Infatti, la scarsa raccolta pubblicitaria per copia riguarda in modo uniforme i giornali di tutte le tendenze politiche e rimane costante nel tempo, indipendentemente dalle variazioni della maggioranza di governo. Le ragioni sono più propriamente industriali. Degli 86 centesimi per copia raccolti mediamente dai giornali italiani, circa il 51 per cento viene dalla pubblicità locale, che per tutti i giornali politici è per lo più inaccessibile. Infatti, non basta stampare pagine locali. Occorre avere anche una posizione di forza in uno specifico mercato. La pubblicità locale, comprensibilmente, converge verso il leader della provincia e mantiene una presenza sulla seconda testata, ma dopo la terza latita. Lo testimonia la debolezza del Giornale sulla pubblicità locale a Milano, dovuta alla sua quarta posizione nella classifica della diffusione dei quotidiani a pagamento.

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