Gigi Moncalvo, ex direttore del La Padania, ad Affaritaliani.it spiega i retroscena dell'contratto tra Berlusconi e Bossi: "In questo modo il Cavaliere acquisì il marchio del Carroccio"

"Il primo che diede questa notizia fu Speroni a Radio Radicale. Poi ci furono altre nove conferme, tra cui la mia". Gigi Moncalvo, ex direttore del La Padania, in un'intervista ad Affaritaliani.it, conferma il passaggio di due miliardi di lire nel 2001 da Forza Italia alla Lega e rivela i retroscena del contratto tra Berlusconi e Bossi del 2001 col quale il Cavaliere "acquisiva la titolarità del marchio della Lega alle elezioni politiche. In questo modo il segretario della Lega è stato costretto all'alleanza con Berlusconi".
Francesco Speroni ad Affaritaliani.it conferma il passaggio di due miliardi di lire nel 2001 da Forza Italia alla Lega. Come andarono le cose?
"Il primo che diede questa notizia fu proprio Speroni a Radio Radicale. Un'intervista che smentì giorni dopo ma che la stessa emittente ripropose in versione audio. Dopodiché per un po' di tempo l'europarlamentare leghista sparì dalle ospitate a cui spesso partecipava".
Tornado alla fideiussione di Forza Italia al Carroccio?
"Ci sono ulteriori conferme: un articolo di Mario Calabresi sulla Stampa, due articoli di Corriere e Repubblica fino a Rosanna Sapori giornalista di Radio Padania. Poi ci sono io che ho raccolto tutti questi elementi e ho dato la spiegazione di ciò che sta avvenendo adesso".
Ovvero?
"Bisogna risalire al 2000 quando Berlusconi capisce che senza la Lega non vince le elezioni. Per questo viene incaricato Aldo Brancher di ricucire i rapporti ai minimi termini tra il Cavalieri e il Senatùr. Proprio Brancher riuscì a far siglare ai due questo accordo".
In che modo?
"E' necessario ricordare che la Lega era soffocata dai debiti: il partito non riusciva a pagare il mutuo di via Bellerio, a Bossi avevano pignorato la casa, la radio, il quotidiano e la televisione del partito assorbivano una quantità di denaro spaventosa e infine c'erano le problematiche relative ai costi della campagna elettorale, visto che la legge sul finanziamento pubblico dei partiti era stata sospesa dal referendum. A tutto questa quadro interno bisogna aggiungere un'altra voce molto importante".
Quale?
"Berlusconi aveva presentato una serie di cause civili contro il direttore della Padania Gianluca Marchi e Bossi chiedendo dei risarcimento spaventosi per le accuse contro di lui riportate sul quotidiano. Cause che Berlusconi avrebbe potuto vincere facilmente. Un pacchetto, che secondo stime ammontava a 70 miliardi, che fu oggetto di una contrattazione privata auspice Brancher. Berlusconi che non si fidava di questa chiese probabilmente, visto che non ne sono sicuro, la titolarità del marchio della Lega alle elezioni politiche".
Questo che cosa comportava?
"Il fatto che Bossi fosse obbligato all'alleanza con Berlusconi. Per un certo periodo infatti si parlò di simbolo unico tra i due partiti. Nel 2005 questo patto venne addirittura rafforzato".
Perché?
"Per il buco della Crediteuronord, la speculazione della cause in Croazia e l'aumento dei costi della televisioni. Ma vorrei raccontare una cosa...".
Racconta pure…
"Nel 2001, nei sei mesi prima del voto, ogni settimana intervistavo Bossi. In quelle occasioni gli chiesi come mai avesse cambiato atteggiamento nei confronti di Berlusconi. Lui mi rispose che a convincerlo era stata sua moglie. Mi raccontò che quando si presentò ad Arcore per stipulare l'accordo con Berlusconi, non parlava di contratto, lo fecero con le rispettive famiglie per dare solennità all'accordo. E proprio Manuela Marrone lo convinse a firmare. Poi c'è la questione dell'accordo politico".
Sarebbe a dire?
"Prevedeva la creazione della cosiddetta Officina in via Rovani nella villetta di Berlusconi in cui ogni lunedì si riunivano tra gli altri Berlusconi, Brancher, Tremonti, Calderoli e La Russa. Una sorta di pensatoio che doveva preparare una riforma costituzionale che prevedeva il federalismo e la modifica dei poteri del capo dello Stato e la sua elezione a suffragio universale. A bloccare questo cammino riformatore subentrò la malattia di Bossi iniziata l'11 marzo del 2004".
Venendo all'oggi?
"Bossi può minacciare tutte le querele che vuole ed è libero di farlo, però ha un solo modo per smentire le voci di questo contratto e il suo comportamento dal 2000 in avanti: far cadere il governo. In questo caso ci saremmo sbagliati tutti".
Daniele Riosa


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