Giappone, eseguite tre condanne a morte
Tokyo - Tre condanne a morte sono state eseguite in Giappone. È quanto ha reso noto il ministero della Giustizia di Tokyo citato dai media locali. Uno dei tre condannati era un cittadino cinese che aveva ucciso tre connazionali a Kawasaki, vicino Tokyo. Gli altri due condannati a morte erano due giapponesi colpevoli di omicidio. I tre, precisa un comunicato del ministero, sono stati impiccati a Tokyo e Osaka e il cittadino cinese, Chen Detong, 41 anni, aveva ucciso nel 1999 tre connazionali - non sei come riferito dall'agenzia Jiji - ferendone tre altri. Uno dei due giapponesi, Hiroshi Maeue, 40 anni, aveva ucciso nel 2005 a Osaka tre persone, fra cui un ragazzo di 14 anni; l'altro, Yukio Yamaji, 25 anni, aveva ucciso due sorelle sempre a Osaka nel 2005. 
Le impiccagioni avvengono a poco più di un mese dalle elezioni legislative che si terranno il 30 agosto e che potrebbero portare a una vittoria dell'opposizione e a un cambio di governo. Makoto Teranaka, responsabile di Amnesty International in Giappone, ha protestato contro "questo grave atto che non può essere permesso mentre nel mondo si moltiplicano gli appelli per abolire la pena di morte".
Le ultime esecuzioni in Giappone risalgono allo scorso gennaio, quando furono impiccati quattro condannati. Nel 2008 sono state messe a morte 15 persone. Il Giappone è, con gli Stati Uniti, l'unico dei grandi Paesi industrializzati dove si pratica ancora la pena di morte. Le autorità ne giustificano il mantenimento affermando che gode del sostegno della popolazione. Il Partito Democratico del Giappone (Pdj), la principale forza dell'opposizione che, secondo tutti i pronostici, dovrebbe vincere le prossime elezioni, si è impegnato ad aprire un dibattito sulla questione.



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