Gian Paolo Gobbo, segretario delle Lega veneta, ad Affaritaliani.it: “Espellere Tosi? Deciderà il partito”

Mercoledì, 14 settembre 2011 - 07:50:00


Di Tommaso Cinquemani

Gian Paolo Gobbo
Gian Paolo Gobbo
"Non è una questione di Tosi o di Berlusconi. Il fatto è che la Lega è al governo e in una crisi economica del genere ha un'alleanza e la mantiene e la rispetta". Gian Paolo Gobbo, sindaco di Treviso e segretario delle Liga Veneta, con una intervista ad Affaritaliani.it assesta un duro colpo a Flavio Tosi, sindaco di Verona, che ha ribadito il suo affondo contro il premier nonostante lo stop di Bossi e dei vertici del Carroccio ("Il suo ciclo è ormai finito"). "Saranno gli organi di partito addetti che dovranno decidere", spiega Gobbo. Che così non esclude l'espulsione di Tosi dal movimento

''Il passo indietro o il passo avanti di Berlusconi è il tormentone nazionale. Il presidente lo farà quando deciderà, magari insieme ai suoi alleati. Io, comunque, non mi occupo di questo problema: i veneti mi vogliono preoccupato esclusivamente dei loro interessi''. Così Luca Zaia, governatore del Veneto, interviene nella questione Tosi. Il presidente ha aggiunto di aspettarsi ''risultati positivi'' dal meeting del Pdl a Cortina con 8 ministri ed il segretario del partito, Alfano. ''Noi, peraltro, confermiamo il nostro buon rapporto col Pdl, insieme stiamo facendo grandi cose''.

Una bagarre, quella intorno all'attacco di Tosi al premier, che non sembra sgonfiarsi. Ma facciamo un passo indietro per capire i perché della guerra intestina che sta squassando il Carroccio. Nel weekend Tosi aveva attaccato il premier chiedendo un cambio di guardia. Un attacco frontale alla leadership già traballante del Cavaliere. Un attacco che oltretutto rispecchio il pensiero di molti amministratori locali che si sono lamentati con Affaritaliani.it per i tagli ai trasferimenti pubblici.

Lunedì Bossi aveva chiamato il partito al gran completo e aveva rimesso tutti in riga: basta dichiarazioni ostili e nessuno sciopero contro i tagli e l'abolizione delle province. Tosi in tutta risposta aveva attaccato di nuovo il premier: "È chiaro che il presidente del consiglio non fa un passo indietro perché glielo chiede il sindaco di Verona, però resto convinto che lo debba fare".

In tutta questa storia Roberto Maroni è stato in un angolo a guardare la guardia del "cerchio magico" impallinare il sindaco. Proprio il ministro dell'Interno, strenuo difensore degli enti locali, non ha detto una parola a riguardo e molti ritengono che questa sia una strategia per non far esplodere il caso nel partito e rimandarlo a tempi più propizi: quando la manovra sarà stata approvata e l'Italia si troverà fuori dalle secche della speculazione.

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