Giustizia/ Niccolò Ghedini (Pdl) ad Affaritaliani.it: il Csm è una casta. Con la nostra riforma il magistrato che sbaglia dovrà pagare
Ma in questo momento la priorità è "completare la riforma del codice di procedura civile, che è già stata approvata da un ramo del Parlamento; approvare una riforma compiuta del codice di procedura penale per l'accelerazione del processo penale; l'attuazione dell'articolo 111 sul giusto processo. E soprattutto la certezza della pena, che è un impegno che abbiamo preso in campagna elettorale e che i cittadini si aspettano in maniera molto rapida". Quanto al provvedimento sulle intercettazioni, "è un percorso separato, già presentato, e immagino che sarà approvato entro l'anno da entrambi i rami del Parlamento".
Che cosa c'è che non va nell'attuale Consiglio Superiore della Magistratura? "Non funziona, perché la commistione pubblici ministeri-giudici già di per sé crea un problema sulle garanzie del cittadino, quando c'è un problema disciplinare o comunque quando ci deve essere una valutazione di questi soggetti che devono andare ad assumere un ufficio o un altro. E poi il Csm è preda delle correnti, il sistema elettivo che abbiamo modificato noi nella legislatura 2001-2006 si è rivelato fallimentare e quindi oggi come oggi c'è un Consiglio che è lo specchio dell'Anm, con una rigida suddivisione in correnti. Questo si riverbera immediatamente anche sulle nomine nei vari uffici in giro per l'Italia".
Ghedini aggiunge: "Poi il disciplinare non funziona assolutamente, ci sono voluti dieci anni per sanzionare quel giudice che erano undici anni che non depositava una sentenza. E' un meccanismo tutto interno che tende a proteggere la categoria (non tanto dalle ingerenze della politica, che sarebbe positivo), che si chiude in se stessa come una vera e propria casta. Certamente non si può generalizzare, ci sono componenti del Csm di altissimo livello e il presidente della Repubblica è bravissimo a presiederlo. Però nella pratica succede così, il Csm non funziona".
Come si fa a stabilire che se un magistrato sbaglia paga? "E' proprio questo il punto, togliere questa assoluta autoreferenzialità all'interno della categoria. Pur nel rispetto della loro indipendenza e autonomia, bisogna strutturare il Csm e le leggi collegate in modo che effettivamente quando il cittadino si rivolge a un organismo per avere giustizia, se un magistrato ha compiuto degli atti illeciti o semplicemente sbagliati - per colpa o per dolo - possa avere giustizia. Perché oggi la legge sulla responsabilità dei magistrati è la più inapplicata di tutte: da quando è entrata in vigore ci sono stati solo tre o quattro casi di riconoscimento di responsabilità civile".



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