Il premier ai pm di Trani: ditemi se sono indagato
Silvio Berlusconi ha chiesto alla Procura di Trani di sapere ufficialmente se il suo nome è iscritto nel registro degli indagati per la vicenda Rai-Agcom. L'istanza è stata depositata dall'avvocato Filiberto Palumbo, di Bari, che assiste il presidente del consiglio assieme all'avvocato Niccolò Ghedini. Il capo del governo, infatti, non ha mai ricevuto dalla Procura di Trani alcun avviso di garanzia.
Per il legale del premier, Niccolò Ghedini, l'irrilevanza penale dei fatti, e comunque la totale e assoluta incompetenza territoriale di quella Procura" sono dimostrate dalle notizie sulle indagini in corso a Trani. Ghedini sottolinea inoltre "la reiterata e continua violazione del segreto di indagine. Il legale afferma poi che "nè ad un giudice, nè ai difensori, nulla è stato depositato. Tutto è nelle mani della Procura e degli investigatori e, guarda caso, a pochi giorni dalle elezioni, si leggono non solo i contenuti delle intercettazioni, ma perfino i precisi numeri delle stesse e, pur anche, i nomi di chi sarà interrogato nei prossimi giorni". "Tutto ciò - conclude Ghedini - non solo è inaccettabile, ma è in palese e conclamata violazione di legge e concretizza una pluralità di reati e di responsabilità disciplinari che dovranno essere accertati e severamente sanzionati".
Trani/ Alfano: Basta con le intercettazioni a strascico
Sul tema dell'inchiesta in corso alla Procura della Repubblica di Trani su presunte pressioni su Agcom e Rai da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il ministro della Giustizia Angelino Alfano parla esplicitamente di "intercettazioni a strascico perché l'articolo 15 della nostra Costituzione dice che il diritto alla riservatezza nelle comunicazioni personali è inviolabile". Al termine della cerimonia di consegna di cinque autovetture confiscate a clan mafiosi, effettuata a favore dei magistrati antimafia di Bari, il ministro parla con i giornalisti dell'inchiesta di Trani e del tema della rivelazione di intercettazioni legate all'inchiesta: "Lo stesso articolo dice che questa inviolabilità può essere superata in base alla legge per circostanze eccezionali. Invece si fanno le intercettazioni a strascico e poi queste finiscono sui giornali rovinando la reputazione di persone che non hanno nulla a che fare con l'inchiesta, si viola sia l'attuale legge sulle intercettazioni, non quella che faremo, sia un principio costituzionale". Il ministro fa poi appello ad una maggiore serietà nell'affrontare la questione della riservatezza: "Anche quando si trovano delle intercettazioni che possono coinvolgere soggetti che non c'entrano nulla con le indagini è gravemente immorale far sì che queste finiscano sui giornali. Chiediamo ai magistrati di fare uno sforzo per individuare i responsabili delle fughe di notizie - e conclude - se ritengono che la talpa sia dentro i loro uffici mandino le carte alle Procure competenti per indagare, altrimenti indaghino loro stessi, ma qualche risultato su questo argomento lo portino".
Cda Rai blocca i talk show
Il Consiglio di amministrazione della Rai conferma, a maggioranza, la linea sullo stop ai talk show. Secondo il cda, tocca alla Commissione di Vigilanza decidere se ripristinare i dibattiti politici televisivi dopo la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso di Sky e La7 sul regolamento dell'Agcom per le tv private. "Alla luce delle ordinanze del Tar - si legge in una nota - in relazione alla regolamentazione in materia di informazione e comunicazione politica in periodo elettorale, il Consiglio di Amministrazione della Rai, dopo un ampio dibattito, ha approvato a maggioranza la delibera con la quale ha dato mandato al Direttore Generale di acquisire al più presto dalla Commissione Parlamentare per l'Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi le valutazioni di competenza, cui la Rai dovrà adeguarsi».
LE RAGIONI DEL NO - "Esprimiamo il nostro voto contrario perché si tratta di una decisione dilatoria che non sana la forzatura di interpretazione del regolamento compiuta quando a maggioranza fu decisa la sospensione di quattro trasmissioni di approfondimento" scrivono, in una nota congiunta, i consiglieri Rai Rodolfo De Laurentiis, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten. "L'ordinanza del Tar sulla delibera dell'Agcom e l'invito della stessa Autorità di Garanzia a riconsiderare la delibera assunta dal Cda - aggiungono - avrebbero dovuto indurre la Rai a ricollocare in palinsesto da subito gli approfondimenti informativi. Siamo tra l'altro convinti che la conferma della sospensione rende concreto il rischio per l'Azienda di sanzioni".
IL PD ATTACCA - Anche l'ex ministro Paolo Gentiloni, presidente del Forum Ict del Pd, attacca la decisione del cda Rai contro la ripresa dei talk show politici. "La Rai sarà dunque l'unica televisione senza programmi di informazione politica durante la campagna elettorale, ossia nel momento di maggiore interesse per l'opinione pubblica. È una decisione scandalosa - dice - un autentico suicidio per la Rai appena mascherato dallo scaricabarile sulla commissione di Vigilanza. A questo punto il rinvio alla Vigilanza appare infatti come un mero alibi, visto che il Cda avrebbe potuto decidere autonomamente la fine del black out. Siamo di fronte a una chiara violazione degli obblighi di servizio pubblico, oltre che della legge sulla par condicio e per questo mi auguro che l'AgCom intervenga per imporre, sia pure all'ultimo minuto, un cambio di rotta anche alla Rai".



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