Valentina Colombo, docente di geopolitica dell'Islam ad Affaritaliani
Di Tommaso Cinquemani

"L'uccisione di Gheddafi ha un valore simbolico più per i libici che per gli europei. I giochi sono già fatti." Valentina Colombo, docente di Geopolitica del mondo islamico presso l'Università europea di Roma. "Quelli della Libia sono i problemi di tutti i Paesi toccati dalla primavera araba. Sono popolazioni che dovranno imparare ad usare la democrazia. Dovranno capire come usare in maniera razionale e coscienziosa lo strumento elettorale". E sull'Italia: "Se guardiamo gli altri Paesi europei l'Italia è uno degli Stati più amato e rispettato".
Gheddafi è stato ucciso. La caccia è finita. Che cosa accadrà adesso in Libia?
"Quello che doveva succedere è già successo. L'uccisione di Gheddafi ha un valore simbolico più per i libici che per gli europei. I giochi sono già fatti. Abbiamo un governo di transizione che si è formato da tempo, anche se è dominato dai Fratelli Musulmani (il partito islamico radicale diffuso in tutto il mondo arabo, ndr). In Libia continua la lotta per il potere. Quella di Gheddafi è una morte simbolica come è stata quella di Saddam. Ma non cambierà più di tanto le politiche già in atto nel Paese".
Ci potrebbero essere delle ripercussioni in Italia? Magari attentati come vendetta per il nostro intervento?
"Non credo, è una questione interna, un regolamento di conti. Sarebbe dovuto essere interno anche tutto il resto della guerra in Libia, che invece poi è diventata internazionale. Bisogna piuttosto chiedersi perché la Libia è diventata una questione internazionale e la Siria no".
Abbiamo esportato la democrazia in Libia?
"I libici devono trovare la loro strada per la democrazia che per anni non hanno conosciuto. I giornalisti tunisini, all'alba della rivoluzione, mi raccontavano come dovessero imparare di nuovo a scrivere liberamente, dopo che per anni si erano auto-censurati".
Come è visto l'occidente in Libia?
"In generale c'è un sentimento anti-occidentale e anti-americano. Questo è un dato di fatto assodato da anni ormai".
E l'Italia? Ci sono maggiori opportunità per noi?
"In linea di massima abbiamo una posizione più positiva rispetto ad altri paesi come la Francia o la Gran Bretagna. In Tunisia, Libia o Egitto l'italiano è visto in maniera più positiva. Nei confronti del governo Berlusconi ci sono però delle critiche, già dai tempi dell'Iraq. Ma se guardiamo lo spettro più ampio dei Paesi europei l'Italia è uno degli Stati più amato e rispettato".
Quali sono i maggiori problemi che i libici dovranno affrontare adesso?
"Quelli della Libia sono i problemi di tutti i Paesi toccati dalla primavera araba. Sono popolazioni che dovranno imparare ad usare la democrazia. Dovranno capire come usare in maniera razionale e coscienziosa lo strumento elettorale. La cartina di tornasole della rivoluzione sarà la Tunisia con le prossime elezioni.


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