La svolta parte da Trieste
Di Giuseppe Morello
La caduta di Cesare Geronzi, dimessosi dalla presidenza delle Generali, non è semplicemente l’uscita di scena di un banchiere, ma dell’uomo che è stato il perno del potere politico ed economico degli ultimi 15 anni, di un andreottiano che ha dato una mano a Berlusconi e al Pci-Pds, al quotidiano il manifesto e all’Unità come al Messaggero e Famiglia Cristiana, e poi Telecom, Omnitel, Parmalat. Insomma, l’emblema del paludoso capitalismo di relazione italiano in cui potere politico e potere economico sono indistinguibili e in cui non conta tanto cosa sai fare ma chi conosci.
La sconfitta di Geronzi, non a caso definito “banchiere di sistema” segna probabilmente l’inizio della fine di questo mondo. Cosa ci aspetta? Difficile dirlo. Quel che intravediamo sono nuove forze e nuove figure che si muovono sulla scena, con una logica diversa fatta di mercato, competenze, sfide. Come nel gioco della Settimana Enigmistica, per ora ci sono i puntini sparsi ma ancora nessuno è ancora in grado di unirli per ottenere il disegno. Ma qualcosa si intravede: Montezemolo, Della Valle, Stefano Boeri, Perissinotto; potrebbero tornare in gioco Profumo e Arpe, va capito il ruolo di Tremonti (decisivo nella caduta di Geronzi), e poi gli intellettuali come Cacciari, che sembra essersi ritagliato il ruolo di padre intellettuale di questo ricambio.
La società italiana sta cambiando e con essa il sistema politico ed economico che richiede innovazione e aria fresca. È in corso un importante smottamento nel sistema dei poteri italiani, molti si stanno riposizionando, molto ancora cambierà. Un cambio di stagione interessante al quale Affari Italiani.it, istintivamente e geneticamente attratto dal nuovo, guarda con grande interesse e curiosità. Ne parleremo ancora.



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