Germania, la rivolta delle prostitute dei bordelli: "Non siamo sfruttate"
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LA POLEMICA IN PARLAMENTO - Nelle settimane scorse il ministro dell'interno del Baden-Wuerttemberg, Heribert Rech (Cdu), aveva parlato di prezzi dumping dei "Flatrate-Bordellen", in cui le prostitute sarebbero sfruttate e costrette a fornire eccessive prestazioni sessuali per un prezzo fisso oscillante tra 70 e 100 euro. A dare manforte al ministro erano scese in campo anche numerose parlamentari, che avevano chiesto al cancelliere Angela Merkel di intervenire per inasprire la legislazione vigente.
L'INSERZIONE: "CONDIZIONI DI LAVORO DISUMANE" -Nell'inserzione della 'Sueddeutsche' le lucciole extracomunitarie protestano vivacemente sostenendo che "sotto il pretesto di 'condizioni di lavoro disumane' si cerca di mettere in atto una politica del divieto volta a distruggere le nostre condizioni di vita. Noi prostitute straniere veniamo definite 'ragazze sprovvedute' e trattate da persone di Serie B", prosegue l'inserzione, in cui si ribadisce che le lucciole attive nei bordelli 'flatrate' sono "perfettamente in grado di decidere cosa fare, dove, quanto spesso e in quali condizioni". Le inserzioniste, riunite nell'associazione tedesco-spagnola "Dona Carmen", invitano il ministro Rech ed altre personalita' politiche a visitare un bordello a prezzo fisso nel corso di una giornata a porte aperte nel mese di settembre.
LA REPLICA DELLE MERETRICI - A sostegno delle professioniste del sesso interviene oggi sul quotidiano 'Bild' la romena Patricia Floreiu, 26 anni, titolare di numerosi bordelli a prezzo fisso, che contesta la critica del superlavoro delle sue dipenndenti, poiche' a suo dire "quasi nessun uomo riesce a farcela due volte di seguito". Anche in fatto di sfruttamento la signora Floreiu respinge al mittente le accuse dei politici, spiegando che nei suoi locali una ragazza arriva a guadagnare dei 3.500 ai 7.000 euro al mese.



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